Bad Apple Sons

I Bad Apple Sons sono fiorentini, ricordano Berlino, hanno l'anima australiana dei tempi d'oro, sono scuri come una perla new wave anni '80

Bad Apple Sons

S/t

(Cd,Autoproduzione)

new wave

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I Bad Apple Sons promettono e incendiano. Si fa fatica a ricordare un gruppo così perfetto – da sogno – eppure così scopiazzante, qui e là, lungo decenni latitudini oscurità distruzione, tutto già fatto, tutto troppo sentito. Ma forse l’anima è la loro. Speriamo perlomeno.

Ricordano Nick Cave, ma lo rielaborano a modo loro. Sono fiorentini ma potrebbero arrivare dai sobborghi più rumorosi e sporchi di Washington, D.C. Riecheggia nei loro pezzi l’underground musicale di mezzo mondo ma sembrano quasi originali.

Takes This Moral Tea è un mantra alla Nick Cave, tribalizzato e non metabolizzato, la colonna sonora ideale se stasera avete intenzione di andare nel primo bar, assopirvi al bancone a bere liquido demoralizzante e a guardare signorine non molto educate.

Backroom Facial, è il giorno dopo la sbronza: suoni dilatati e composti, piccola apocalisse bianca e monotona. Yono Ono Screaming Monkey è confusione pura, senza spigoli, senza fiato, forse inutile, sicuramente ispirati dai Liars di Drum’s is not dead.

Namby Pamby è uno schiaffo, muro scartavetrato, basso violento, tutto molto violento. Se mai riuscirai ad alzarti da quella sedia dopo aver bevuto tutto quel tè moralizzante forse riuscirai a muoverti e a ballare queste note frenetiche, e tu che annaspi al rallentatore. Vivo perlomeno.

E The Claim, piccolo gioiello sciamanico con la sua chitarra ruvida e imperscrutabile e le urla alcoliche, sputano cenere – ricordano le cavalcate dei The Drones, i battiti ansiolitici dei Velvet Underground e chissà cos’altro e continuiamo ad ascoltarli.

Un esordio fin troppo perfetto. Non smetterete di ascoltarli, ma piano piano ri-ascolterete anche tutti i gruppi che lo hanno ispirato, e i Bad Apple Sons li lascerete in un angolo. Chiudiamoli un mese in un bunker a suonare e diventeranno anche autentici, oltre che bravi.

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Federico Pevere
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