Astrid Hotel

Gatta frettolosa fece i figli orbi...

Astrid Hotel

s/t

(Cd, Autoproduzione)

alternative rock

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astridhotelBeata gioventù. Perché l’ep in questione è ampiamente giustificato dalla giovane età degli Astrid Hotel, che – nella loro ingenuità – mostrano comunque grossi margini di miglioramento.

Nella moltitudine di progressioni armoniche scontate e infiocchettate alla bell’e meglio, infatti,  emerge comunque una certa perizia esecutiva e una certa attenzione ai suoni (che al momento, però, risultano sempre troppo simili a sé stessi).

Il lavoro dei tre romani si snoda lungo intrecci impeccabili ma troppo convenzionali rispetto alle ambizioni che covano sottopelle, melodie vocali già ampiamente sfruttate dai Verdena in su, un’alternanza di dinamiche mai foriera di sorprese, sviluppi armonici spesso sconnessi che pescano un po’ ovunque.

Tentativi naif di far coesistere influenze e ispirazioni diverse (esemplare la disomogeneità strutturale di Impossibile, lo giuro) cozzano contro una piattezza complessiva che è difficile non notare.

Nonostante ciò si intravede una luce in fondo al tunnel: nell’apprezzabile lavoro di drumming di Alessio Brugliotti (pur nelle sue forzature) così come nei momenti in cui i tre si “rilassano” abbandonandosi a una semplicità di cui si sente spesso la mancanza (la coda della conclusiva Zenith e Nadir: quattro facili accordi e un’indovinata melodia di chitarra che valgono più delle cervellotiche elucubrazioni strutturali su cui si sorregge il cd).

Gli Astrid Hotel sembrano perennemente in bilico fra uno stantio nostalgismo anni ’90 e la proiezione dell’inevitabile imminente revival. Un po’ di sana gavetta in più non avrebbe fatto male.

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Vittorio Arena
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