Angela Baraldi: recensione di 3021

Con il nuovo album 3021, Angela Baraldi torna a far pulsare il suo cuore elettrico, con quel tocco di umana imperfezione che oscilla tra i sogni e gli sbagli, rammentando che, a volte, i giorni sono anche felici.

Angela Baraldi

3021

(Caravan)

dream folk, alternative rock, synth rock, cantautorato rock italiano, rock blues

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A distanza di otto anni dal precedente Tornano Sempre, con alle spalle una carriera che spazia tra musica, cinema e teatro, la cantautrice bolognese Angela Baraldi (ri)torna sulle scene con il nuovo album intitolato 3021, prodotto insieme ad Ale Sportelli (già al lavoro tra gli altri con Baustelle, Prozac+, Diaframma e Sick Tamburo) e Federico Fantuz, coautore dei brani.

3021 nasce da un urgente bisogno di indipendenza espressiva, frutto, nel bene e nel male, di esperienze accumulate e nuove consapevolezze. Una prova di maturità attraverso la quale Angela Baraldi mostra la grinta di chi ha ancora voglia di rimettersi in gioco, sia a livello professionale che sotto l’aspetto introspettivo, cercando di raccontare con massima sincerità le insicurezze della socialità contemporanea e gli stati d’animo derivanti dai cambiamenti di questi ultimi anni.

Al tempo stesso, c’è anche il desiderio (indomabile e ingombrante) di cambiare prospettiva e alleggerire fragilità e ansie di questo presente, come satelliti che sfuggono al campo gravitazionale di certi automatismi del quotidiano per riscoprire le stimolanti fughe della fantasia, la meraviglia di certe connessioni dell’immaginabile, di certe praterie celesti, come le chiamerebbe Cristina Donà.

Edito per Caravan (l’etichetta discografica di Francesco De Gregori), 3021 si compone di otto tracce per la durata di appena 24 minuti, sufficienti a trasmettere quello che da sempre è lo spirito alternative di Angela Baraldi: un’impronta stilistica dove il groove del rock, con sonorità dirette, orecchiabili, vivaci, e riff graffianti e accattivanti, si mescola alla componente evocativa di citazioni letterarie, quasi a mo’ di filastrocca (“il pozzo e il pendolo” di Edgar Allan Poe nel brano Cuore Elettrico), e al ricordo di un suo grande mentore come Lucio Dalla (Cosmonauti), passando per ballad dai colori malinconici (Bellezza Dov’è, La Vestizione) e pulsazioni elettroniche di synth.

A fare da collante epidermico, l’ombrosa dolcezza timbrica della Baraldi, in grado di indugiare su riflessioni agrodolci (“niente più terre da conquistare con la poesia”) e immaginare sua madre creare anelli di fumo simili a quelli di Saturno: un’altalena di emozioni (“guarda come dondolo” di Eduardo Vianello) che oscilla tra fantasticherie e realtà, ma con la presa ben salda al telaio salvifico della musica.

Così, Angela Baraldi sceglie la cosmonautica, in quanto arte di viaggiare nello spazio, come metafora per interrogarsi su ciò che lasceremo ai posteri di un futuro lontano mille anni. “Viaggiano i misteri in mondi paralleli, e noi che tracce lasceremo nel 3021? Sonde da poco inventate troveranno segni di richieste disperate e di lettere d’amore. Sapranno decifrare i nostri giochi di parole?”. D’altronde, cos’è il futuro se non un viaggio verso l’ignoto che parte sempre dalle emozioni più vicine a noi.

Con questo nuovo lavoro, dalla sua astronave giradisco (menzione luciocorsiana, n.d.r.), Angela Baraldi torna dunque a far pulsare il suo cuore elettrico, ponendo l’accento sulle orbite relazionali dell’oggi, con la convinzione di chi crede che sia ancora possibile ricercare la bellezza anche nelle imperfezioni, anche dove sembra sfiorita, ricordando (e ricordandoci) che, a volte, i giorni sono anche felici.

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