A Place to Bury Strangers: recensione di See Through You

L'invalicabile wall of sound degli A Place to Bury Strangers torna a stordire il mondo. See Through You è un compendio di noise, shoegaze e industrial stipato nel consueto scrigno alt-rock.

A Place to Bury Strangers

See Through You

(DedStrange)

post-punk, shoegaze, noise-rock

_______________

A Place to Bury Strangers - recensione - See through youL’invalicabile wall of sound degli A Place to Bury Strangers torna a stordire il mondo. See Through You è un compendio di noise, shoegaze e industrial stipato nel consueto scrigno alt-rock.

A pochi mesi dalla pubblicazione delle cinque tracce incluse nell’acclamato EP Hologram, arriva See Through You, sesto, attesissimo LP degli americani A Place to Bury Strangers, soprannominati, chiedetevi il perché, The loudest band in New York.

Quindici anni di carriera ormai consolidata, cinque solidi full-lenght ed una fila interminabile di EP, hanno regalato alla band uno zoccolo duro di fans ed una posizione decisamente privilegiata nell’universo musicale contemporaneo, il segreto è da ricercarsi in un sound del tutto personale incatenato agli impenetrabili, imprescindibili muri di feedback ed un  mix perfetto di post-punk/nu-gaze tinto di industrial e psichedelia.

L’album, anticipato dai singoli Let’s See Each Other e Hold On Tight esce su DedStrange, etichetta personale di Oliver Ackermann, voce, chitarra e mente del trio, famoso anche per la sua produzione di famigerati pedali noise (di cui uno creato in esclusiva per i Nine Inch Nails).

Per questo banco di prova, Ackermann, accompagnato dalla batterista/cantante Sandra Fedowitz e dal bassista John Fedowitz (membri dei Ceremony East Coast), si avvale di tutti gli ingredienti della passata produzione alzando, se possibile, l’asticella, l’ortodossia post-punk appare sgretolata di fronte ad una scrittura audace e policroma capace di partorire tredici tracce di punk elettronico futuristico codificato da un ampio uso di effetti e distorsioni, un marcato senso melodico nelle parti vocali, la spasmodica sezione ritmica ed una furia chitarristica davvero travolgente.

Si tratta in buona sostanza di un reboot degli A Place to Bury Strangers, i fratelli Fedowitz sono infatti delle new entry che sostituiscono la precedente sezione ritmica.

 

Il lungo viaggio di See Through You inizia con l’impetuosa, Nice of You to Be There for Me, cavalcata sonora che lascia senza fiato così come Ringing Bells, Anyone But You e la westerneggiante Broken dominata da un basso fenomenale.

Se My Head is Bleeding, storta e malata fino al midollo, conquista appieno pur nella brevità di passaggio, Dragged in a Hole concentra il focus sulle sperimentazioni a tutto tondo affondando il coltello nel noise più smaccato, mentre So Low fluttua tra feedback e ed esplosioni acustiche in pieno stile APTBS.

I momenti più pacati non sono da meno, la sufficientemente dilatata I’m Hurt schiaffeggia l’ascoltatore con stratificazioni sonore trafitte dolcemente dalla voce effettata e magnetica di  Ackermann, la tonda I Disappear (When You’re Near) avanza macilenta su un tappeto granitico ma quando arriva I Dont Know How You Do It, vera delizia tra Jesus and Mary Chain e My Bloody Valentine, mi dimentico di tutto il resto, echi di campanelli che sembrano venire dalle terre nipponiche aprono la strada al brano perfetto, di sicuro il mio preferito, avvolgente, nostalgico, incantevole da qualunque angolatura lo si guardi.

Lascio per ultimi i due singoli estratti, Let’s See Each Other tinto di psichedelico romanticismo e Hold Me Tight, entrambi accompagnati da un video, il primo curato da David Pelletier mostra il trio on stage mentre nel secondo, le immagini di Meriel O’ Connell, raccontano una storia d’amore uguale a tante altre, le due donne protagoniste si muovono tra incomprensioni, scatti d’ira, passione e slanci di tenerezza.

Forse sono solo una visionaria ma nel titolo del disco, See Through You, continuo a leggere una metafora, una sorta di richiesta da parte degli A Place to Bury Strangers di guardare la loro musica attraverso lo sguardo e le percezioni di chi quella musica l’ha scritta e suonata.

Mi piacerebbe vederla in questi termini perché significherebbe aver trovato una chiave di lettura assai interessante ma alla fine ciò che conta è la qualità del prodotto e su questo non ci sono dubbi.

https://www.aplacetoburystrangers.com/

Gli ultimi articoli di Elisabetta Laurini

Condivi sui social network:
Default image
Elisabetta Laurini
Articles: 74