Yeah Yeah Yeahs: recensione di Cool It Down

A distanza di ben nove anni dalla precedente pubblicazione, i newyorkesi Yeah Yeah Yeahs tornano con il nuovo album Cool It Down, abbracciando tematiche ecosostenibili, musiche synth-disco dal taglio revival, vibrazioni soul-funk e quei chiaroscuri conturbanti di memoria trip-hop.

Yeah Yeah Yeahs

Cool It Down

(Secretly Canadian)

synth-wave, elettro-funk, soul, dancefloor, trip-hop

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yeah-yeah-yeahs-_recensione-2022A distanza di ben nove anni dalla pubblicazione di Mosquito, la band newyorkese Yeah Yeah Yeahs manda alle stampe il suo quinto album intitolato Cool It Down, edito per l’etichetta Secretly Canadian e anticipato dall’uscita del singolo Spitting Off The Edge Of The World, che vede la partecipazione del cantautore statunitense Perfume Genius.

Il tridente composto dalla frontwoman Karen Lee Orzolek (meglio nota come Karen O), dal chitarrista Nick Zinner e dal batterista Brian Chase, dividendosi logisticamente tra New York e Los Angeles, riparte da una differente prospettiva creativa, da una spinta emotiva che – negli eventi imprevisti dell’attualità – si è via via modificata nel corso delle stagioni, contribuendo a mitigare il background guitar-oriented delle precedenti produzioni, abbracciando tematiche ecosostenibili, musiche più affinate e quei chiaroscuri conturbanti di memoria trip-hop bristoliana (Wolf) che trasudano enigmatica sensualità.

Le otto tracce di Cool It Down – titolo preso in prestito da una canzone dei Velvet Underground – sono state concepite durante il periodo d’isolamento a causa della pandemia e dei lockdown; condizioni traumatiche che hanno condotto i vari componenti degli Yeah Yeah Yeahs verso nuove linee di riflessione, focalizzando l’attenzione sulla precarietà delle nostre esistenze, su come, troppo spesso e in modo superficiale, si diano per scontate certe dinamiche ambientali del nostro tempo (Spitting Off The Edge Of The World) e quanto sia sottovalutata l’incuria in tal senso da parte dell’essere umano.

Così, ci ritroviamo sull’orlo di un irreversibile precipizio etico, sul ciglio di un mondo in fiamme dal quale cerchiamo di trarre in salvo le cose a noi più care (Burning), attraverso quel primordiale istinto di sopravvivenza che permette ancora di stemperare i sentimenti oppressivi della contemporaneità, nel tentativo di imbottigliare malcontento privato e nevrosi collettive all’interno di quelle formule revival e iper-collaudate dell’era synth-wave romantica.

 

Attraverso contaminazioni R&B seventies, spoken word alla Dry Cleaning (Mars), l’impiego massiccio di sintetizzatori e ritmiche elettroniche downtempo, gli Yeah Yeah Yeahs espandono e arricchiscono di sfumature il loro impianto compositivo, esibendo un’inclinazione umorale calibrata su melodie vellutate, soffuse, indolenti, decadenti, struggenti e al tempo stesso radiofoniche (Lovebomb, Blacktop), rievocando sia certa malinconia notturna di rimando Mazzy Star e Arab Strap, sia quel dancefloor febbrile che rispolvera una fisicità coreografica alla Florence Welch, sia quell’elegante e frizzante disco-soul-funk ottantiano degli Imagination (Fleez), producendosi in stimolazioni maliziose e glitterate, quasi a voler simulare sfregamenti pelvici.

Cool It Down è un’opera che, da un lato, guarda ai ridondanti fasti del passato, a quando eravamo young & easy, a quando sporcavamo i muri con i nostri no, e dall’altro si immerge nelle liquide forme del presente con la melodrammatica e nostalgica percezione dei quarantenni, con quella mistura ibrida di stati d’animo che, passivamente, accompagna il disfacimento climatico e la siccità relazionale dei nostri giorni.

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