Warpaint: recensione cd omonimo (2014)

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Warpaint

s/t

(Roughtrade)

wave, darkwave

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warpaint-recensione-cd-2014Le losangeline Warpaint arrivano alla “prova del 9” con un album omonimo e fanno scomodare Flood per la produzione.

Forti di un successo probabilmente maggiore in Europa che non negli States, l’hype che le precede è davvero alto. E non solo per i trascorsi personali delle quattro ragazze della band (una flirta con Hollywwod, un’altra con James Blake, un’altra ancora è la moglie di Chriss Cunningham, l’autore dei video di Aphex Twin).

Diciamo subito che Warpaint non fa gridare al miracolo, almeno sulla corta distanza. Sostanzialmente privo di canzoni destinate ad essere pubblicate come singolo (in senso stretto parlando), è stato concepito tutto insieme (diversamente da Fool, che invece era il frutto di un lavoro spezzettato in due anni). Non solo è stato scritto tutto insieme, ma è una raccolta di 12 canzoni che prese singolarmente hanno poco senso, mentre invece prese come un ascolto unico riescono a proiettare l’ascoltatore in un universo liquido, gassoso, semi-trasparente come la bella copertina che accompagna l’album.

Debitore di alcune atmosfere dream pop e shoegaze, senza essere né l’uno né l’altro, Warpaint ha un’atmosfera dark e wave, e anche in questo caso non è (non riesce?) a essere nessuna delle due cose, tradendo addirittura qualche ammiccamento trip-hop (Hi) e dub (un po’ ovunque l’uso del basso). In generale rivela più di qualche debito con la musica inglese dei primi anni ’90, quella di casa 4AD – ma non solo – senza che mai le “nostre” arrivino ad essere così eteree. Anzi, dandosi una scossa ogni tanto, almeno con Disco/Very, in cui anche le voci diventano meno evanescenti e decisamente adolescenziali-sbarazzine.

Insomma, personalmente ho faticato non poco ad entrare nel mood di quest’album, operazione che quando è riuscita… mi ha causato una vera e propria dipendenza. Quello che mi rimane dopo l’ascolto di Warpaint è una serie di emozioni, di sensazioni e uno stato d’animo che non hanno nulla a che fare con le canzoni prese singolarmente, ma col flusso sonoro prodotto dalla band nella sua interezza. Operazione a dir poco azzardata in tempi di musica “usa e getta” o di frettolosi ascolti in mobilità. Le Warpaint invece stavolta chiedono tempo e in cambio offrono un viaggio mentale. In quanti accetteranno la sfida?

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About Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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