The Twilight Singers: Dynamite Steps

Il ritorno di Greg Dulli e soci segna l'ennesimo capitolo nella storia dell'indie rock più cupo e malinconico. Meno aggressivo, più riflessivo e dalle tinte dark, Dynamite Steps non deluderà i fan storici della band

The Twilight Singers

Dynamite Steps

(Cd, Sub Pop)

indie rock

_______________

Dynamite Steps“Whenever you’re here/you’re alive”, così si apre il nuovo disco dei Twilight Singers, regalando ai seguaci di Greg Dulli e soci l’ennesima prova di una maturità musicale ed espressiva non indifferente.

Greg Dulli è uno di quegli stakanovisti musicali che popolano il mondo della musica, impegnati in una miriade di progetti differenti. La scelta di avviare il progetto Twilight Singers in contemporanea con i preesistenti Afghan Whigs è stata seguita dalla formazione nel 2003 dei Gutter Twins con Mark Lenegan e la collaborazione con gli Afterhours nell’album Ballata per piccole iene e la sua versione americana Ballad for Little Hyenas. Inarrestabile e frenetico, Greg Dulli torna con i Twilight Singers dopo cinque anni dall’uscita di Powder Burns con un album malinconico e cupo, in cui il frontman dimostra il suo talento come songwriter e costruttore di canzoni.

Dynamite Steps è un album meno impetuoso del precedente, esplora la dualità vita e morte, celebrazione e rassegnazione, in un alternarsi di canzoni suadenti e intime come Be Invited e lo stoner rock di Waves, in cui la chitarra compare inaspettata e graffiante. L’intro delicato di Get Lucky si compone del sussurro di Dulli accompagnato da timide note di pianoforte in un crescendo di melodia ed intensità, il brano She Was Stolen si distende in una interpretazione più armoniosa e leggera, che però pare subito disperdersi nella più introspettiva Blackbird and Fox, in cui il gioco di voci incrementa la potenza del brano, seguito da un intermezzo strumentale trascinante e coinvolgente. Breve parentesi blues nella ballad Never Seen no Devil, dove gli archi accompagnano un cantato malinconico e cori trasognanti. Il gruppo infine si riaccosta al sound storico con la cavalcata di archi di Last Night in Town, uno dei brani meglio riusciti e più coinvolgenti dell’album.

L’album si avvale della collaborazione di Mark Lenegan, Ani di Franco e Nick McCabe e altri mantenendo comunque una dimensione molto personale; l’aggressività è scomparsa per lasciare spazio ad una dimensione più intima e riflessiva che mancherà probabilmente nel portare al gruppo una nuova schiera di fan, ma non deluderà sicuramente la folta schiera di seguaci della band. Nel complesso un disco imperfetto, ma pur sempre carico di emozioni e sensazioni, in grado di affascinare nelle sue tonalità noir regalando un delicato tocco di nostalgia.

[iframe: src=”http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=rock02-21&o=29&p=8&l=as1&asins=B004GHYC1G&fc1=000000&IS2=1&lt1=_blank&m=amazon&lc1=0000FF&bc1=000000&bg1=FFFFFF&f=ifr” style=”width:120px;height:240px;” scrolling=”no” marginwidth=”0″ marginheight=”0″ frameborder=”0″]

 

Gli ultimi articoli di Fabiana Giovanetti

Condivi sui social network:
Default image
Fabiana Giovanetti
Articles: 35