The Twilight Sad: la recensione di Òran Mór 2020

A quasi due anni di distanza dal precedente lavoro, gli scozzesi The Twilight Sad tornano con Òran Mór 2020, un full lenght dai colori tenui e pacati.
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The Twilight Sad

Òran Mór 2020

indie, shoegaze, post-punk

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recensione The Twilight Sad - Oran MorA quasi due anni di distanza da It Won’t Be Like This All The Time, gli scozzesi The Twilight Sad, tanto amati da Robert Smith, tornano con Òran Mór 2020, un full lenght dai colori tenui e pacati, frutto del concerto che il cantante James Graham e il chitarrista Andy MacFarlane hanno tenuto lo scorso 5 dicembre a Glasgow nel locale omonimo.

Òran Mór è un centro artistico polivalente dal nome poetico, in gaelico significa grande melodia, e se è vero che nella vita nulla arriva per caso la melodia del locale ha ragione di esistere in questo live perdutamente onirico e in qualche modo spiazzante.

Il suono al quale la band ci ha abituati, tra post-punk e shoegaze con alcune virate verso l’indie rock, si sottomette infatti ad una carica emotiva straordinaria tradotta nella trasposizione acustica e prosciugata di alcune tracce riprese dai loro lucenti trascorsi oltre ad una straordinaria cover di M, sublime prova dei Cure più ispirati, quelli di Seventeen Seconds.

Apre la session un magnifico arpeggio di chitarra, languido e sentimentale, quello di 3 Seconds Of Dead Air capace di aprire un spiraglio di romanticismo anche nei cuori più provati, la voce di Graham si inerpica tra le pieghe di cirri lontanissimi e lì rimane, sospesa e soave.

Vtr mantiene il suo carattere aggressive, i toni per qualche minuto si alzano pur restando nella sfera del sogno per atterrare subito dopo nella struggente That Summer At Home, I Had Become The Invisible Boy seguita da And She Would Darken The Memory con il suo testo pieno di disillusione “perché stasera sarò cattivo, sto sopportando i tuoi continui lamenti, non durerò ancora a lungo e tu, tu dici ciao…”.

The Room è un crescendo di emozioni inesplose, le note si fondono con le parole in un flusso e riflusso continui, incredibile come un brano unplugged possa perforare le viscere, è la volta di Nobody Wants To Be Here And Nobody Wants To Leave, malinconia a secchiate, interpretazione magistrale di Graham che dimostra di non aver bisogno di grandi supporti per dare il meglio di sé, dallo scarno ed essenziale arrangiamento emerge una potenza evocativa di raro livello.

Con Sick si apre un capitolo leggermente più orchestrato che prosegue fluido nei paragrafi Alphabet e Keep It All To Myself fino all’arrivo di M, difficile misurarsi con un brano del genere senza cadere nell’ordinario, la struttura rimane tendenzialmente fedele all’originale ma si arricchisce del bagaglio proprio della band che supera l’esame a pieni voti.

Il sipario si chiude su Last January dal sapore terribilmente amaro, cosa sarà successo lo scorso gennaio per scrivere una cosa simile? “…non è per te che sono venuto qui, non sei tu quello che stavo aspettando, non sei tu quello per cui sono arrivato fin qui…”.

Si può descrivere la tenerezza? Perché è questo che provo alla fine dell’ascolto, una incredibile, inarrestabile, ingombrante tenerezza nostalgica, quella sana però, quella che ti fa guardare indietro senza rimorsi né rimpianti, quella che cura i malanni odierni con i ricordi più dolci.

Òran Mór 2020 è un disco da ascoltare con calma, in un giorno come questo, pieno di pioggia e di parole non dette, un disco capace di leccarti le ferite, di accarezzarti i capelli e darti il bacio della buonanotte.

I Twilight Sad si confermano come una delle realtà più intense degli ultimi anni, Robert Smith, uno dei primi ad accorgersene ha dichiarato “If the world was a better place they would be playing to more people, and I think they can” che in italiano suona più o meno così “se il mondo fosse un posto migliore, suonerebbero per molte più persone, penso che possano farlo” e se lo dice lui, beh, credo sia lecito crederci.

Ascolta Òran Mór 2020 dei Twilight Sad

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Elisabetta Laurini
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