The National: recensione di The First Two Pages of Frankenstein

Al loro nono album, i The National di The First Two Pages of Frankenstein trovano nuova linfa vitale nella loro solita fitta nebbia, ma stavolta in lontananza s'intravede una luce.

The National

The First Two Pages of Frankenstein

(4AD)

indie-rock, dad-rock, alternative rock

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In quattro anni può succedere di tutto. Ed è quello che è successo ai The National. Ovviamente la pandemia mondiale. E la messa in crisi di una band che è nel cuore di tantissimi appassionati. Ma, anche e soprattutto, di risolvere i brutti problemi di alcolismo e di iniziare a risalire la china della depressione (Matt Berninger, il cantante della band, che nel 2020 ha anche pubblicato un disco solista), di fare in singolo clamoroso con Bon Iver (criminalmente non incluso in quest’album) e di produrre Taylor Swift (come ha fatto Aaron Dessner, uno dei due fratelli nella band).

Ma ora è fuori questo The First Two Pages of Frankenstein e… sembra tutto dimenticato. Diciamolo subito: è un ottimo album, forse uno dei migliori in assoluto della band. E chi aveva paura di contaminazioni mainstream rimarrà piacevolmente deluso. Non ce ne sono. A dispetto del featuring con Taylor Swift (The Alcott, in cui l’incastro di voce maschile / voce femminile funziona magnificamente). Leggere nella tracklist i featuring di Sufjan Stevens (Once Upon a Poolside) e della nuova eroina indie Phoebie Bridgers (This Isn’t Helping e Your Mind Is Not Your Friend) sembra più un passaggio di testimone verso nuove generazioni da parte di chi ormai viene definito come autore di dad-rock (definizione data da un giornalista americano in occasione di un disco dei Wilco, a definire il nuovo adult-rock).

La band di Cincinnati residente a Brooklyn non rinnega la sua cifra stilistica, basata su drumming muscolarmente funerei, arrangiamenti sontuosi e malinconici, testi ironici (e auto-ironici). Se nel precedente I Am Easy To Find (del 2019) tutto sembrava un po’ forzato, ora invece i The National sembrano perfettamente a loro agio col loro marchio di fabbrica, sono decisamente più spontanei e straordinariamente efficaci.

Il loro nuovo First Two Pages Of Frankenstein, quindi, è una notevole riaffermazione della potenza della band: ora i The National sono perfettamente forgiati dal loro viaggio verso l’inferno della depressione e dal blocco dello scrittore, superato dalla lettura del libro di Mary Shelley (leggenda narra che Matt Berninger, completamente bloccato nella scrittura, stesse tirando una palla contro una libreria di casa sua, da cui a un certo punto è caduto proprio il libro con la storia di Frankenstein, che l’abbia cominciato a leggere e… come per magia… si sia sbloccato).

I The National del 2023 fanno il loro disco più breve della loro carriera, con gli arrangiamenti meno barocchi e con i testi scritti (nuovamente) in collaborazione con la moglie di Berninger, con la coltre di suoni che fa capolino in ogni traccia (archi, oboe, chitarre varie) che non solo funziona a meraviglia, ma è squisitamente funziona alla narrazione.

Al loro nono album, i The National trovano nuova linfa vitale nella loro solita fitta nebbia, ma stavolta in lontananza s’intravede una luce.

Guarda il video di The Alcott, The National featuring Taylor Swift

 

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Massimo Garofalo
Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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