The Modern Stars: recensione di Psychindustrial

I Modern Stars con Psychindustrial esplorano la psichedelia mischiandola con uno shoegaze di gusto e raffinato, senza ricadere nei soliti cliché del genere.

The Modern Stars

Psychindustrial

(MiaCameretta Records)

shoegaze, psichedelia

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Modern Stars_Psychindustrial-recensoneI Modern Stars con Psychindustrial esplorano la psichedelia mischiandola con uno shoegaze di gusto e raffinato, senza ricadere nei soliti cliché del genere, ma inserendo elementi come il sitar ed il mandolino che catapultano il disco direttamente negli anni ’60.

Un album ben concepito, dove l’influenza della letteratura distopica di Orwell e Huxley la fa da padrone nei testi, narrando così la disillusione nei confronti della società capitalista e la necessità di ridefinire l’affermazione dell’individualità.

Si percepisce la voglia di strapparsi di dosso determinate regole e l’oppressione data dalle stesse, i sette pezzi dell’album si incastrano in un comune denominatore di ossessività ed in questo l’influenza che la band stessa dichiara avere per i Suicide è ben visibile, così come anche quella dei Primal Scream nell’utilizzo di chitarre dai suoni e dagli arrangiamenti prettamente neopsichedelici.

Un vero e proprio viaggio concettuale che parte con Hypnopaedia dove la voce di Barbara Margani e di Andrea Merolle si fondono creando un vero e proprio mantra che dà inizio al processo emotivo di liberazione. Lei, la Barbara che tanto mi ha ricordato la bellezza dei vocalizzi di Gitane DeMone ma che in chiave shogaze non avrei mai immaginato e che rende il tutto intriso di una sorta di misticità e di attese.

Il terzetto di Sora (Frosinone) non si ferma e prosegue la sue esperienza sfoderando giri country come in Artificial Wombs e sperimentazioni blues come nella strumentale Ignorance is Strenght pur riuscendo a mantenere la stessa chiave di lettura e dimostrando un grande estro artistico.

Indian Donna Summer è a mio avviso il pezzo più bello dell’album, catartico. Il testo, che alterna la hit disco I Feel Love con il discorso in cui John Savage si ribella a Mustapha Mond nel  romanzo di Huxley,  già bastava  a suscitare la mia curiosità; ma poi si ascolta una sezione ritmica (ad opera di Andrea Sperduti e Filippo Strang al basso) di assoluto pregio e quell’arrangiamento di sitar che ti fa venire voglia di spogliarti nudo e correre libero per i campi come ai tempi dei miei amati Beatles.

Il viaggio si conclude con Deep Feelings dove il mandolino ti restituisce tutta la pace interiore e la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta senza nessuna voglia di voltarsi indietro.

Un disco bello, ipnotico, centrato, dove si respira la libertà degli acidi degli anni ’60, ma con riferimenti musicali ben precisi e con tanta capacità di saper raccontare anche le proprie influenze artistiche. Si potrebbero nominare i The Black Angels così come anche i Sonic Jesus, ma in realtà questi ragazzi hanno interiorizzato bene determinate sonorità riuscendo a farle proprie e mostrando tutto il loro coraggio di non rimanere solo ancorati allo shoegaze ma di saper fondere vari generi con assoluta continuità e maestria.

Un plauso anche agli studi di registrazione (Velvet Cave studios e VDSS studios) che sono stati in grado di restituire un suono caldo ed avvolgente che tira fuori al meglio le sonorità di questo lavoro.

Ascolta i Modern Stars su Bandcamp

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Simona Pietrucci
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