The Joy Thieves
Apocalypse Pending
(Armalyte Industries)
industrial rock
Ci sono supergruppi che restano tali solo sulla carta, e poi c’è The Joy Thieves, entità collettiva che da anni dimostra come si possa tenere insieme un roster di oltre ottanta musicisti provenienti da band come Ministry, Killing Joke, Pigface, Nine Inch Nails, KMFDM, Depeche Mode, Nitzer Ebb, Die Krupps, Foetus, Naked Raygun, The Rollins Band, Stabbing Westward, My Life With the Thrill Kill Kult e persino la band di David Bowie, senza mai perdere una direzione riconoscibile. Al centro di questo organismo mutante ci sono i produttori di Chicago Dan Milligan e James Scott, che sotto il nome Joy Thieves Productions cuciono insieme i contributi di musicisti provenienti da industrial, rock, punk, darkwave, hip hop ed elettronica sperimentale. Il risultato, come ama definirlo la band stessa, è un suono creato da tutti loro e allo stesso tempo da nessuno di loro in particolare.
Con Apocalypse Pending il collettivo porta questo metodo di lavoro al suo estremo.
Se in passato The Joy Thieves avevano costruito i propri dischi a partire da canzoni già scritte dai singoli membri, stavolta il processo creativo è stato ribaltato. Milligan e Scott hanno raccolto centinaia di frammenti musicali non collegati tra loro, registrati dai vari membri della band sparsi in giro per il mondo, e li hanno ricostruiti pazientemente in brani del tutto nuovi. Un approccio dichiaratamente debitore alle tecniche di produzione hip hop degli anni Ottanta e dei primi Novanta, con un uso massiccio del campionamento che però non attinge a materiale altrui, bensì al talento degli oltre ottanta collaboratori della band. Lo stesso Milligan ha raccontato di aver voluto fondere il suono storico di The Joy Thieves con gli elementi dell’epoca d’oro dell’hip hop, cercando quella sensazione di trovarsi oltre i propri limiti che considera il segnale di essere sulla strada giusta.
Il risultato è un disco di tredici tracce per circa trentasette minuti, che intreccia industrial, rock, punk, hip hop, metal e persino incursioni di free jazz in un collage sonoro fitto e mai compiacente.
A guidare Apocalypse Pending è ancora una volta la voce di Chris Connelly, storico collaboratore di Fini Tribe, Revolting Cocks, Ministry e Pigface, qui impegnato in un doppio registro che alterna la rabbia più corrosiva a una spoken word quasi da beat poetry. Connelly usa il collage sonoro denso costruito da Milligan e Scott come veicolo per testi apertamente antifascisti, e non fa mistero della propria urgenza espressiva, arrivando a dire che semplicemente non riesce più a trattenersi di fronte a quello che definisce l’orrore del presente.
I brani più rappresentativi in questo senso sono The Wrong End of Your Rifle, primo singolo estratto dall’album e pubblicato in aprile, che punta il dito contro l’impunità corporativa e la violenza di stato, e No Anchor, secondo assaggio del disco, che sposta invece lo sguardo sulla dimensione più intima e psicologica dell’isolamento contemporaneo, mostrando come la disconnessione dagli altri possa erodere empatia e senso etico. Entrambi i brani sono accompagnati da video firmati da Joel Lopez per Lumbra Productions, che indugiano sul senso di collasso imminente e sulla decadenza dell’individuo nella società odierna. Il disco include anche una focus track dal titolo Ambush Vinez.
Chi ha amato il rigore ritmico dei Ministry, la spigolosità di Bad Brains e The Jesus Lizard, la tensione teatrale di Shudder To Think, l’urgenza politica di Public Enemy o le atmosfere più recenti dei Crosses troverà in Apocalypse Pending un terreno familiare, per quanto rimescolato secondo logiche tutte nuove. Non è un caso che la critica anglosassone abbia sottolineato proprio questa capacità di restare aggressivo senza risultare mai gratuito, con una produzione che lascia respirare bassi, campionamenti e chitarre invece di schiacciarli in un muro di suono indistinto.
Apocalypse Pending si apre con la title track e prosegue con No Anchor, Coward’s Way, I’ll Be Your Hammer, The Wrong End of Your Rifle, Pariah, Ready / Willing, Just A Conversation, Knife Fight Nihilism, Ambush Vinez, Evidence Dump, The Cleaner Came e si chiude con Hoax. Alcuni brani, tra cui Pariah, Evidence Dump, The Wrong End of Your Rifle e I’ll Be Your Hammer, contengono linguaggio esplicito, motivo per cui per questi ultimi due sono state realizzate anche versioni radio edit prive di contenuti volgari.
The Joy Thieves confermano con Apocalypse Pending di essere uno degli esperimenti più interessanti e longevi della scena industrial internazionale, capaci di trasformare la propria natura di collettivo enorme e mutevole in un punto di forza compositivo invece che in un limite. È un disco arrabbiato, politico e tutt’altro che rassicurante, pensato per chi cerca in musica un riflesso onesto e scomodo del presente.
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