Serguei Spoutnik
Trascend
(Indipendent Practice)
dream pop, darkwave, downtempo
Damien Lecoq ha una storia che vale la pena raccontare prima ancora di premere play. Musicista originario di Le Mans, ha attraversato l’Europa in tour con i QDRPD prima di ritagliarsi uno spazio tutto suo sotto lo pseudonimo di Serguei Spoutnik. L’esordio da solista, l’EP Subject, Verb, Complement, uscito nel 2020 per Santé Records, aveva già mostrato le coordinate del suo mondo sonoro: trame ambient introspettive, synth dal sapore anni Ottanta e un uso dello spoken word che sembrava più una confessione sussurrata che un espediente stilistico.
Con Transcend Lecoq compie un salto che è insieme concettuale e biografico.
L’album nasce da un’esperienza tanto semplice quanto significativa. Durante una residenza artistica di sette giorni a Reykjavík, in Islanda, Lecoq ha incontrato sette musicisti locali, uno al giorno. Ognuno di loro gli ha prestato per ventiquattro ore un sintetizzatore, e in cambio ha ricevuto una videocamera obsoleta, di quelle che restituiscono immagini sgranate e tremolanti, simili a ricordi d’infanzia sbiaditi.
Quei filmati, girati da persone che Lecoq conosceva appena, in un paese che gli era in gran parte sconosciuto, sono diventati parte integrante del linguaggio emotivo del disco. È un’operazione che ricorda certe pratiche di scambio artistico care a scene come quella islandese, dove il confine tra strumento e testimonianza si fa sottile, e dove l’imperfezione tecnica diventa veicolo di verità emotiva più di quanto potrebbe fare una produzione levigata.
Il cuore tematico di Transcend sta nel ponte che Lecoq costruisce tra la propria adolescenza, vissuta in un quartiere popolare francese, e la sua vita adulta di artista queer. Non è un disco che racconta un percorso lineare, quanto piuttosto la sovrapposizione di più strati temporali, dove intimità, passato e presente si intrecciano e si trascendono a vicenda, proprio come suggerisce il titolo.
L’artista stesso ha indicato in questo lavoro una svolta personale, legata al proprio percorso di coming out e alla propria vita adulta, vissuta come una forma di liberazione. È un tema che negli ultimi anni ha attraversato tanta scena dream pop e darkwave internazionale, ma qui viene trattato con una sobrietà che evita ogni retorica.
Sul piano musicale, Transcend si muove tra dream pop, darkwave, downtempo e ambient, senza mai fermarsi troppo a lungo in un solo territorio. Voce, chitarra e sintetizzatori restano gli elementi portanti, e il disco cerca continuamente un equilibrio tra intimità sonora e struttura pop riconoscibile, come se Lecoq fosse alla ricerca di un’identità musicale singolare che tenga insieme l’accessibilità della canzone e la sperimentazione timbrica.
Le influenze che affiorano nell’ascolto rimandano a un certo dream pop d’atmosfera alla Cocteau Twins, alla scuola darkwave e cold synth che ha attraversato l’Europa negli ultimi dieci anni, e a un uso della voce vocoderizzata che dialoga con la tradizione più intima del songwriting francese. Non stupisce che nella title track e in Memory’s Shore, primo singolo estratto dall’album, la voce di Lecoq alterni un registro quasi parlato a fraseggi melodici più distesi, senza mai diventare del tutto canzone pop nel senso tradizionale del termine.
Le registrazioni sono state realizzate tra tre luoghi diversi e simbolicamente importanti: lo studio Hafnar.Haus di Reykjavík, dove tutto è nato, uno studio casalingo a Le Mans, città natale dell’artista, e gli Studios Noirs di Vichy. Questa geografia frammentata si sente nel disco, che alterna momenti più raccolti e domestici a passaggi dal respiro più ampio.
L’album si compone di sette tracce. Ad aprire il disco è Digital Fruit, secondo singolo anticipatorio, seguito da From Who We Are, Memory’s Shore, Top Down Daddy, Drift Away, Black Air and Sunset e dalla chiusura affidata a Somewhere, I.
Digital Fruit imposta fin da subito il tono del lavoro, con ampi tappeti sintetici, frammenti parlati e melodie appena abbozzate, in una scrittura che scivola lenta senza fretta di arrivare a una forma canzone compiuta. Memory’s Shore, invece, porta con sé un’interessante operazione visiva: il video ufficiale è stato girato in un’unica ripresa dal vivo, con Lecoq che suona voce e chitarra in presa diretta mentre il resto dell’arrangiamento resta fisso attorno a lui, in un gioco di contrasti tra autenticità performativa e artificio dichiarato che rispecchia perfettamente la dialettica tra vocoder e sintetizzatori preregistrati presente nel brano.
Anche la veste grafica dell’album merita attenzione. La copertina, firmata da Lukas Persyn, raffigura una scultura a forma di antenna che diventa metafora di connessione, quasi un dispositivo di trasduzione capace di captare e collegare segnali invisibili. Le fotografie sono di Victor Pattyn, e ritraggono la scultura in un contesto suburbano ordinario, con un effetto visivo che oscilla tra il surreale e il familiare, restituendo in immagine la stessa tensione che attraversa la musica di Lecoq.
Transcend è un disco che chiede ascolto attento e pazienza, ma che ripaga con una coerenza rara tra concept, processo produttivo ed esito sonoro. Serguei Spoutnik conferma di essere una delle voci più interessanti del panorama dream pop e darkwave d’autore europeo, capace di trasformare un’esperienza di scambio artistico in un racconto personale universale. Per chi ama artisti come Molly Nilsson, Boy Harsher nelle sue derive più melodiche o il primo Perturbator versante pop, Transcend rappresenta un ascolto da non lasciarsi sfuggire.
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