The Elephant Man: recensione di Sinners

The Elephant man è una sorta di supergruppo di artisti italiani alternative. Tra i solchi di Sinner si nota una cupezza di fondo non indifferente, come se una cappa di grigio opprimesse la testa dei musicisti. Buona la prima.

The Elephant Man

Sinners

(Vrec Music Label / Audioglobe)

rock, dark, wave, elettronica

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La prima notizia da dare è che il progetto The Elephant Man riguarda artisti italiani molto noti nel campo dell’alternative. Dietro questo particolare monicker, infatti, si nascondono Max Zanotti (ex Deasonika, ora in forza ai Casablanca), il bassista Ivan Lodini (ex Movida), il chitarrista Francesco Tumminelli (anche egli con un passato in quelli che furono i Deasonika) e il batterista Alessandro Ducoli.

Il cantato, a differenza di quanto accaduto con le band summenzionate, è in inglese e questo vuol significare che il gruppo guarda con ampio coraggio al mercato internazionale con un prodotto, Sinners, che dopo ripetuti ascolti, risulta fresco, moderno e gotico.

Tra i solchi di un disco che cresce con il passare del tempo si nota una cupezza di fondo non indifferente, come se una cappa di grigio opprimesse la testa dei musicisti che si lanciano in brani in cui appaiono all’orizzonte le influenze degli immancabili Depeche Mode (Sinners), ma anche degli A Perfect Circle (Free Ride To Hell) e persino dei Paradise Lost più accessibili (Payback). Trova spazio anche l’ottima cover di Human che è resa in modo impeccabile dai quattro.

La voce di Zanotti, mai come in questa circostanza, appare profondissima, quasi baritonale, come se volesse lasciare consapevolmente una sorta di inquietudine che viene fuori in modo eclatante nella conclusiva Scream, nella quale il rock si incontra, addirittura, con certe atmosfere medioevali.

L’elettronica, inoltre, fa capolino sempre in modo molto educato, quasi a creare un tappeto di fondo alle chitarre che volutamente non spingono mai sull’acceleratore.

Si potrebbe parlare di un album ordinario, ma non è così.

Ci sono momenti in cui l’arte della band si eleva in modo non indifferente. Basta dare un ascolto all’ottima Over The Mountain, dal ritornello clamoroso, e all’opener Drift per capire quanta carne a cuocere ci sia da parte di questo supergruppo che rivede affacciarsi agli onori della cronaca quell’Ivan Lodini che nei Movida era il motore pulsante della band insieme al mastodontico Mario Riso.

Infine, non si può non citare la prestazione, ancora una volta, di qualità assoluta di Max Zanotti, che in questi ultimi anni appare instancabile, come dimostra la sua produzione solista e quella dei Casablanca, forse l’ultima vera formazione alternativa del rock italiano.

Anche con i The Elephant Man, l’ex frontman dei Deasonika fa capire di essere una spanna sopra a molti suoi colleghi. Il suo modo di cantare, le sue liriche e l’approccio con qualsiasi cosa gli capiti a tiro risultano una specie di patrimonio che il popolo rock nostrano deve salvaguardare il più possibile.

Speriamo solo che il progetto in questione non sia un episodio isolato, ma che ci riservi delle sorprese per il futuro, a partire da qualche concerto che sarebbe bene accetto.

 

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Francesco Brunale
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