State Of Neptune
A Gambler’s Demise
(Overdub Recordings)
hardcore
Non fanno sconti a nessuno gli State Of Neptune, band palermitana giunta al secondo capitolo della propria carriera dopo l’esordio del 2022, Pulp Of Stones.
Come nelle migliori tradizioni “fugaziane”, il trio siciliano vira su sonorità molto potenti, abrasive e secche che non lasciano scampo.
I brani, tutti molto brevi ad eccezione della conclusiva titletrack, sono delle vere e proprie botte sui denti che definiscono ed inquadrano il sound di una formazione che pare avere un debito con la scena di Washington D.C.
Ed è proprio qui che si trovano le radici e i contorni musicali di una proposta sicuramente anticommerciale e poco propensa a facili ascolti.
Brani come Now I Remember My Face Again (dalla durata di appena un minuto e quindici secondi) o la cupa e parlata Friendlywords mettono in evidenza i lati diversi, ma comunque ben inquadrati, di questi ragazzi che non scendono mai a compromessi. Il prodotto in questione è ben bilanciato ed appare pronto per essere lanciato in orbita internazionale, visto che ha tutti i crismi al suo interno.
È suonato benissimo, appare anticonvenzionale per certi stereotipi radio oriented e può avere un bel seguito nei circuiti di duri e puri di cui è popolato il nostro pianeta.
Ci piace ascoltarli in Pool Of Consciousness, dove ricordano a tratti i Cave In e in Stone Lady dal groove irresistibile, perché in questi pezzi si nota come la qualità, fortunatamente, non scarseggia dalle loro parti.
Alla fine dei conti A Gambler’s Demise è un lavoro dannatamente onesto che va dritto alle orecchie degli ascoltatori senza trucchetti di sorta. Bene così.
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