Foo Fighters: recensione di Your Favorite Toy

Your Favorite Toy: cosa c’è da aspettarsi da un nuovo disco dei Foo Fighters? Semplicemente un disco alla Foo Fighters. È chiaro.

Foo Fighters

Your Favorite Toy

(RCA Records)

rock, alternative rock


Foo Fighters: Your Favorite ToyDopo trent’anni di onorata carriera cosa c’è da aspettarsi da un nuovo disco dei Foo Fighters? La risposta è molto semplice e, probabilmente, anche scontata: un disco alla Foo Fighters!

La sintesi che può essere fatta per Your Favorite Toy è contenuta all’interno di una frase in apparenza banale, ma che, in realtà, cela tanti intrinseci aspetti al suo interno. Per Dave Grohl questi ultimi anni sono stati tremendi. Prima la morte di Taylor Hawkins, poi quella dell’amata mamma ed infine lo scandalo gossip con l’annuncio ufficiale della nascita di una figlia, arrivata non da sua moglie, che ha messo alla prova durissima un matrimonio che sembrava indistruttibile.

In tutto ciò la band ha realizzato un lavoro interlocutorio (But Here We Are), ha visto andare via un altro pezzo da novanta come il batterista Josh Freese, sostituito in fretta e furia da Ilian Rubin, arrivato dai Nine Inch Nails, che, nel frattempo e a loro volta, come se ci trovassimo dinnanzi ad un’operazione estiva tipica del calcio mercato, si assicuravano le prestazioni dello stesso Freese, ritornato come un figliol prodigo alla corte di Trent Reznor.

In un caos, quasi sistematico, che pareva essere organizzato da chissà quale mano oscura, nessuno avrebbe immaginato un nuovo lavoro di Grohl e soci che, invece, si è materializzato come un fulmine a ciel sereno.

L’obiettivo della formazione americana è stato da subito chiaro: ritornare alle cose semplici, probabilmente le più semplici di sempre, che avrebbero dovuto ricordare gli esordi di quella che all’inizio era solo una one man band, con la ritrovata voglia di scrivere canzoni toste e immediate, dai ritornelli orecchiabili, intrise di quella patina di malinconia che non guasta mai e che fa ritornare alla mente i tempi dell’uggiosa Seattle e dintorni.

Ed allora la musica è andata a scorrere velocemente con una serie di pezzi “alla Foo Fighters”, tipo la violenta titletrack, dal sapore quasi garage, l’ombrosa Window e la straniante Spit Shine che rievoca sinistramente la clamorosa Weenie Beenie inclusa nel disco omonimo del 1995.

La voglia di alzare il volume e spararsi tutto il platter rimane forte anche dopo svariati ascolti, perché le melodie (non epocali) hanno, comunque, un qualcosa di trainante come dimostrano la splendida Amen, Caveman e la semi-cavalcata posta alla fine di tutto (Asking For A Friend) che è un qualcosa di sentito e risentito, ma che, a suo modo, fa il suo effetto.

L’impressione, dunque, che se ne ricava da Your Favorite Toy è che il bicchiere rimanga mezzo pieno, nonostante la produzione dei suoni sia, a mio avviso, non eccezionale.

A chi dirà che i Foo Fighters fanno sempre la stessa cosa e che non hanno più nulla da dire, sarebbe da ricordare che non c’è mai stato nessun artista nella storia del rock che, dopo trent’anni di onorata carriera, ha estratto dal cilindro un disco che, poi, sarebbe passato alla storia. Non ci sono riusciti i Led Zeppelin, gli Stones, i Van Halen, i Radiohead e i Rush (tanto per fare qualche nome illustre) e non capiamo perché quest’onere debba spettare alla band di Dave Grohl che, tra l’altro, non può avvicinarsi, neanche minimamente, a tali mostri sacri.

Ed allora che cosa c’è da aspettarsi da un nuovo disco dei Foo Fighters? Semplicemente un disco alla Foo Fighters. È chiaro.

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