The Cure
Mixes of a Lost World
(Polydor)
wave, elettronica, dark, goth, post-punk
Dopo sedici anni di silenzio discografico, i Cure hanno sorpreso il mondo musicale nel 2024 con Songs of a Lost World, un ritorno alle radici oscure che ha conquistato critica e pubblico. Ora, con Mixes of a Lost World, Robert Smith compie un’operazione culturale ancora più ambiziosa: affidare l’intero album a ventiquattro tra i più rispettati produttori elettronici e post-rock contemporanei, creando un ponte generazionale tra il gotico degli anni Ottanta e le avanguardie digitali odierne.
Il progetto nasce quasi per caso: Smith riceve alcuni remix non richiesti poco dopo Natale 2024 e ne rimane colpito, innescando la curiosità di scoprire come l’intero album suonerebbe completamente reinterpretato da altri. Il risultato è un’opera collettiva di 147 minuti che trasforma ogni brano originale in un trittico di visioni alternative, spaziando dalla techno cinematica di Paul Oakenfold all’ambient garage di Four Tet, dai paesaggi post-rock dei Mogwai alle atmosfere industriali di Chino Moreno.
La relazione dei Cure con la cultura del remix affonda le radici in Mixed Up (1990), progetto rivoluzionario che trasformava i classici della band in dancefloor anthems proprio quando la musica elettronica iniziava a conquistare le masse. Smith, già allora, dimostrava una visione lungimirante: “Voglio che il cuore essenziale della canzone rimanga intatto”, dichiarava, stabilendo un principio che guida ancora oggi le sue collaborazioni.
Mixes of a Lost World segna quindi un ritorno alla filosofia collaborativa originale, ma con una consapevolezza artistica maturata in oltre tre decenni di sperimentazione. La scelta degli artisti coinvolti rivela la profonda conoscenza che Smith possiede delle scene elettroniche contemporanee: da leggende come Orbital e Paul Oakenfold a pionieri dell’ambient / IDM come Four Tet, fino alle nuove generazioni rappresentate da Shanti Celeste e Sally C.
L’album originale Songs of a Lost World forniva il materiale perfetto per questa operazione. Otto brani intrisi di melanconia esistenziale, scritti interamente da Smith come elaborazione del lutto per la perdita del fratello, rappresentavano un ritorno alla poetica più cupa della band dopo Disintegration. La produzione di Paul Corkett negli storici Rockfield Studios aveva restituito ai Cure la loro dimensione epica, con atmosfere dense e stratificate che si prestavano naturalmente alla decostruzione elettronica.
La diversità stilistica dell’album è la sua forza principale. Paul Oakenfold trasforma I Can Never Say Goodbye (ascoltala qui) in un thriller sonico: è un approccio che onora la tradizione cinematica dei Cure, amplificandone la dimensione drammaturgica attraverso la techno orchestrale.
Four Tet dimostra invece la sua maestria nell’ambient garage con Alone, un brano che già utilizzava per chiudere i suoi live set. Il produttore londinese maneggia la musica trasformando il pezzo più introspettivo dell’album in una meditazione electronica che mantiene intatta la vulnerabilità emotiva dell’originale.
Daniel Avery, pioniere del dark techno britannico, smussa Drone:Nodrone per creare una versione coerente con la sua estetica industriale, rivelando texture nascoste nell’originale, utilizzando la sua esperienza nell’ambient drone per espandere gli spazi sonori del brano.
I Mogwai firmano una delle reinterpretazioni più riuscite con Endsong: la band scozzese, maestra nell’arte del post-rock cinematografico, comprende istintivamente l’architettura emotiva del pezzo originale, amplificandone la portata attraverso le proprie dinamiche strumentali.
Chino Moreno dei Deftones offre una prospettiva particolarmente interessante con Warsong. Il cantante, che ha sempre riconosciuto l’influenza dei Cure sulla sua formazione artistica, spiega: “Ho scelto Warsong perché è uno di quei pezzi musicali lenti e cupi che mi hanno sempre attirato nella musica dei Cure. La mia idea per questo remix era di spogliarlo leggermente della sua strumentazione organica e introdurre percussioni rigide e meccaniche con alcune voci abbassate di tono, mirate a far emergere la sensazione fredda e distopica.”
The Twilight Sad, specialisti del post-punk scozzese e spesso e volentieri supporter dei tour dei Cure, portano la loro esperienza per reinterpretare A Fragile Thing. La loro metodologia, che prevede il campionamento delle voci tagliandole e registrandole su cassetta per poi ricampionarle e creare nuovi hook, si sposa perfettamente con l’estetica industriale che caratterizza il loro sound più recente.
Sally C, DJ di Belfast trasferitasi a Berlino: il suo remix di A Fragile Thing trasforma il brano più delicato dell’album originale in un’anthem da club che mantiene la melanconia dell’originale.
Âme, il duo tedesco di Frank Wiedemann e Kristian Beyer, trasforma la musica di Smith in una tech-house / deep house elegante e minimalista, esaltando la componente melodica dei Cure, inserendola in contesti ritmici che ne amplificano l’impatto emotivo.
Trentemøller, il danese Anders Trentemøller, porta la sua esperienza nell’electronica cinematografica per reinterpretare And Nothing Is Forever. Smith lo ha contattato personalmente via email, permettendogli di scegliere autonomamente il brano da remixare. L’artista di Copenaghen rappresenta il perfetto ponte tra l’estetica gotica dei Cure e l’electronica contemporanea.
Non tutti i remix raggiungono lo stesso livello di ispirazione artistica. Alcuni contributi si limitino a girare qualche manopola senza offrire reale valore aggiunto. Il remix di meera per All I Ever Am, ad esempio, snatura completamente l’essenza dei Cure, mentre altri sono inutilmente lunghi.
Tuttavia, i momenti di vera illuminazione artistica compensano ampiamente quelli meno riusciti. Il “February Blues” remix di Shanti Celeste per Alone crea ondulazioni elettroniche che rimangono nella memoria, mentre il lavoro di Gregor Tresher e Anja Schneider testimonia la vitalità della scena techno tedesca nell’interpretare il songwriting britannico.
Nella versione deluxe in 3 CD compaiono anche i nostrani Joycut, che frequentano Robert Smith e soci ormai da tempo.
Dal punto di vista tecnico, Mixes of a Lost World rappresenta un esempio di come la cultura contemporanea del remix possa raggiungere standard qualitativi elevati. La masterizzazione è stata interamente curata da Matt Colton, garantendo coerenza sonora nonostante la varietà degli approcci produttivi. L’edizione deluxe in vinile beneficia della masterizzazione half-speed presso gli Abbey Road Studios, una tecnica che taglia i solchi a 16⅔ giri invece dei canonici 33⅓, permettendo una maggiore precisione nella riproduzione delle alte frequenze e un’immagine stereo più dettagliata.
La strategia promozionale ha seguito percorsi innovativi: frammenti audio pressati su acetati di vinile sono stati distribuiti nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo, con la particolarità che questi supporti si deteriorano progressivamente ad ogni ascolto, creando esperienze d’ascolto uniche e irripetibili.
L’operazione culturale più interessante dell’album risiede nella sua capacità di mappare lo stato dell’arte della musica elettronica contemporanea attraverso la lente della tradizione Cure.
La sfida principale per ogni remixer era mantenere l’equilibrio tra fedeltà al materiale originale e necessità di reinterpretazione personale. I risultati più convincenti emergono quando gli artisti comprendono che l’essenza dei Cure non risiede solo nelle melodie o nei testi di Smith, ma nell’atmosfera complessiva che la band è capace di creare.
P.S.: i proventi delle vendite del disco sono destinati al sostegno dell’associazione War Child.
Tracklist
01. I Can Never Say Goodbye – Paul Oakenfold “Cinematic” Remix (04:15)
02. Endsong – Orbital Remix (06:23)
03. Drone:Nodrone – Daniel Avery Remix (05:20)
04. All I Ever Am – meera remix (08:02)
05. A Fragile Thing – Âme Remix (05:33)
06. And Nothing Is Forever – Danny Briottet & Rico Conning Remix (05:28)
07. Warsong – Daybreakers Remix (06:17)
08. Alone – Four Tet Remix (06:16)
09. I Can Never Say Goodbye – Mental Overdrive Remix (07:10)
10. And Nothing Is Forever – Cosmodelica Electric Eden Remix (08:41)
11. A Fragile Thing – Sally C Remix (04:43)
12. Endsong – Gregor Tresher Remix (06:05)
13. Warsong – Omid 16B Remix (06:04)
14. Drone:Nodrone – Anja Schneider Remix (05:00)
15. Alone – Shanti Celeste “February Blues” Remix (05:54)
16. All I Ever Am – Mura Masa Remix (06:39)
17. I Can Never Say Goodbye – Craven Faults Rework (09:03)
18. Drone:Nodrone – JOYCUT “Anti-Gravitational” Remix (06:22)
19. And Nothing Is Forever – Trentemøller Rework (04:58)
20. Warsong – Chino Moreno Remix (04:17)
21. Alone – Ex-Easter Island Head Remix (04:41)
22. All I Ever Am – 65daysofstatic Remix (05:16)
23. A Fragile Thing – Twilight Sad Remix (04:27)
24. Endsong – Mogwai Remix (10:46)
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