The Gloom in the Corner
Royal Discordance
(SharpTone Records)
metalcore
C’è un momento preciso in cui un disco smette di essere un semplice insieme di canzoni e diventa un universo da abitare. Royal Discordance, quinto album dei The Gloom In The Corner, appartiene a quella categoria rara di opere capaci di trascinare l’ascoltatore dentro una narrazione più grande di sé, dove il caos non è mai fine a se stesso ma racconta qualcosa di urgente e necessario.
La band australiana, attiva dal 2016, ha costruito nel corso degli anni una reputazione solida nel panorama del metalcore contemporaneo, alimentata da una serie di uscite sempre più ambiziose: dall’album di debutto Fear Me (2016) all’EP Homecoming (2017), passando per Flesh & Bones (2019) e l’EP Ultima Pluvia (2020), fino al punto di svolta rappresentato da Trinity nel 2022, accolto con un perfetto cinque su cinque dalla rivista specializzata New Noise Magazine, che lo definì un punto di riferimento assoluto per il genere. Con Royal Discordance, registrato sotto la produzione di Jonathan Delese, i The Gloom In The Corner non si limitano a confermare le aspettative: le ribaltano.
La prima cosa che colpisce di Royal Discordance è la sua natura ibrida, la capacità di muoversi con naturalezza tra mondi sonori apparentemente distanti. Il disco ha la struttura drammatica di una colonna sonora per un grande anime giapponese, la tensione narrativa di una serie televisiva di successo e la spazialità visiva di un videogioco a mondo aperto. Eppure tutto questo non allontana i The Gloom In The Corner dalle loro radici: il nucleo caotico del gruppo rimane intatto, solo più maturo e consapevole.
Le influenze artistiche della band sono evidenti ma mai imitative. Si percepisce chiaramente l’eredità dei My Chemical Romance nella capacità di costruire canzoni che bilanciano aggressività e melodia, oscurità e positività, senza mai cadere nella formula. A questo si aggiunge una familiarità con il post-hardcore più elaborato di gruppi come Fit For A King e Fit For An Autopsy, con cui i The Gloom In The Corner hanno già collaborato rispettivamente attraverso Ryan Kirby e Joe Badolato. Elijah Witt dei Cane Hill figura tra gli altri collaboratori che nel tempo hanno contribuito a plasmare il suono del gruppo.
L’album si apre con The Problem With Apocalyptic Tyranny, che stabilisce immediatamente le coordinate del viaggio: un metalcore che non teme la complessità armonica né la violenza ritmica. You Didn’t Like Me Then (You Wouldn’t Like Me Now) porta con sé una frenesia gioiosa e destabilizzante al tempo stesso, un’energia che ricorda i momenti più caotici e liberatori del genere.
Painkiller Soliloquy introduce una dimensione più introspettiva, mentre Short Range Teleportation (A Guide To Guerilla Warfare) è esattamente quello che il titolo lascia intuire: un attacco rapido, tattico, costruito su cambi di tempo imprevedibili. Nope (Hollow Point Elysium) è tra i momenti più cinematografici del disco, una brutalità che sa essere al tempo stesso sinistra ed elegante.
Angel’s Wrath Whiskey e Shadow Rhapsody II rappresentano due delle soluzioni più interessanti sul piano compositivo, la seconda con il suffisso numerico che lascia intuire una continuità con il repertorio precedente della band. Assassination Run, già pubblicata come singolo anticipatore, rimane uno dei punti più alti dell’intero lavoro: un assalto frontale che non concede respiro ma non sacrifica mai la struttura melodica sull’altare dell’aggressione.
That’s Life (Carry Me Home) introduce una tensione emotiva diversa, quasi un momento di raccoglimento prima della tempesta finale. Army Of Darkness chiude il cerchio tematico principale con una potenza che non lascia spazio a equivoci.
Il vero colpo di scena arriva però con la doppia suite conclusiva: Love I: A Quaver Through the Pale e Love II: A Walk Amongst The Poppy Fields. Questo dittico finale è la scelta più coraggiosa dell’intero disco, un epilogo che ribalta la prospettiva e dimostra che i The Gloom In The Corner sanno essere vulnerabili quanto brutali.
Il gruppo stesso ha descritto Royal Discordance come un intreccio di caos e baldoria, una battaglia tra luce e tenebre, e ha chiarito senza mezzi termini di non voler semplicemente replicare la formula di Trinity. La citazione è eloquente: chi pensava di trovarsi di fronte a un erede diretto del precedente lavoro si sbaglia. Questo è un passo avanti, non un passo di lato.
Royal Discordance è un album che richiede ascolti multipli per essere pienamente compreso. La produzione di Jonathan Delese valorizza ogni strato sonoro con precisione chirurgica, lasciando che la complessità strumentale emerga senza mai soffocare l’impatto emotivo. I The Gloom In The Corner hanno realizzato un disco che sposta i confini di ciò che il metalcore contemporaneo può fare, confermandosi una delle realtà più interessanti dell’attuale scena internazionale. Un’opera che non si dimentica facilmente.
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