Taster’s Choice: The Rebirth

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Taster’s Choice

The Rebirth

(Cd, Bagana Records)

nu-metal

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tasterschoiseArriva il caldo, ma le schiere nero-vestite dei metallari non vanno in vacanza e, se lo fanno, non dismettono certo la loro cupa divisa.

L’estate, però, con le sue piste da ballo all’aperto e i tormentoni danzerecci, si appropinqua furtiva con una bella pera di techno … e anche il nostro genere preferito non può rimanerne immune. E così, ecco arrivare Rebirth il nuovo album dei Taster’s Choice, band livornese tra metal core e, appunto, elettronica.

Molti di voi assoceranno questo strano “combo” agli Enter Shikari, ovvero il gruppo londinese che non molto tempo fa è girato addirittura su MTV con (I’m Sorry) You’re not a winner, un singolone accattivante che in effetti ha dato una bella spinta a questo strano tipo di crossover.

Inutile negare che l’intenzione di utilizzare questa breccia possa essere una buona scelta commerciale, ma attenzione: guai a chi pensa che la scelta sia studiata “a tavolino”.  I Taster’s Choice, infatti, sono attivi da oltre 10 anni e hanno cominciato a utilizzare synth e loop dal 2003, data di uscita di Lightening, il loro primo e apprezzato full-lenght .

Se proprio vogliamo dirla tutta, poi, i nostri quattro toscani scendono a mooooolti meno compromessi, il che, se da un lato probabilmente gli chiuderà le porte di MTV, dall’altro gli spalancherà i tormentati cuoricini dei metallari di mentalità aperta. Eccezione che conferma la regola è sicuramente la title track The Rebirth: una ballatona melodico-elettronica che costituisce un elemento di rottura troppo marcato e un po’ poco comprensibile.

Per il resto, ci troviamo di fronte a un lavoro deciso ed energico, cantato quasi sempre in screaming e impreziosito anche da qualche piccola perla come l’intro “a cappella” di Our Symphony, le percussioni di Shiny Tears o i netti cambi stilistici di Wallblast.

Nota positiva, inoltre, è che l’ascolto prolungato non stufa per niente: caratteristica importante se si devono riempire interi pomeriggi in spiaggia (all’ombra, per carità: mica vorremo perdere il nostro diafano fascino vampiresco…).

Un album, insomma, che piacerà ai fan del crossover, ma anche a chi non ama sedimentare su sonorità trite e ritrite.

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