Suplecs
Hymns Under A Blood Moon Sky
(Crypt Records)
thrash metal, stoner, rock
L’ultima produzione dei Suplecs risaliva a più di dieci anni fa. Il precedente Mad Dog Log (2011) li aveva confermati come una delle band di punta del panorama stoner rock/metal internazionale. Dopo una lunga pausa, il gruppo torna con Hymns Under a Blood Moon Sky: dodici tracce che riportano in primo piano un suono potente, diretto, ad alto potenziale esplosivo.
L’apertura con Got Nothing mette subito in mostra le capacità tecniche del trio: riff iniziali affilati e un’evoluzione che vira verso un thrash‑core anni ’80, senza però scadere nella nostalgia. Pentacle Star alterna virtuosismi e atmosfere sostenute da un arrangiamento metal che riverbera fino all’ultimo secondo, evocando un certo revival NWOBHM.
Con I See You si torna su coordinate più vicine allo stoner rock, con qualche strizzata d’occhio al grunge nelle schitarrate. I riff di Forest Fire sembrano tributare, almeno in apertura, un immaginario doom‑oriented dal retrogusto sabbathiano. Old Spanish Trail colpisce per il notevole giro di basso e per un’anima più sperimentale, arricchita da chitarre dal sapore latineggiante che offrono spunti melodici inattesi.
Damn These Pills propone un mix tiepido ma efficace di grunge anni ’90 e doom rock, mentre Man accelera verso uno speed rock/metal di buona fattura. Heartless Bodies mette nuovamente in luce la bravura del chitarrista Shane Adamas, capace di costruire riff potenti e calibrati con precisione.
No Apologies parte come una ballad, salvo poi detonare in un thrash melodico in cui la voce di Danny Nick si inserisce con convinzione. La chiusura è affidata a La Ti Da, che riporta il disco su atmosfere rock/doom, arricchite da una sezione fiati che dona al brano un carattere più assimilabile e sorprendentemente originale.
I Suplecs si confermano una scoperta preziosa anche per chi non è un metalhead puro, ma apprezza i suoni ibridi, a cavallo tra punk, hardcore e architetture sperimentali. Hymns Under a Blood Moon Sky dimostra che c’è ancora spazio per una musica dura, viva e capace di regalare momenti di ascolto intensi.
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