SuperVixens: Nature And Culture

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SuperVixens

Nature And Culture

(Acid Cobra Records/Technicolor Dischi)

post-rock, krautrock, noise-rock, experimental

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SuperVixens- Nature And CultureI SuperVixens sono il gruppo italiano che non ti aspetti: vuoi per il nome preso dal famoso film di Meyer (con protagoniste delle formose eroine), vuoi per la decadenza musicale e culturale del nostro paese. I quattro musicisti vengono da San Miniato, provincia di Pisa, ed hanno all’attivo un EP autoprodotto. Finiscono così per essere notati da Amaury Cambuzat, leader degli Ulan Bator. Il passo è breve: per il loro album Nature And Culture è lo stesso Cambuzat in veste di produttore e collaboratore (suona la steel guitar).

La band è composta da Kopko (chitarra e synth), David C (basso e synth), Thall (chitarra) e Jon (batteria). I loro show guardano a 360 gradi. Video, luci e body performer sono parte integrante del loro spettacolo sonoro prettamente strumentale.

Arduo ascrivere il gruppo in un genere preciso, date le molteplici influenze che si possono cogliere in Nature And Culture: krautrock, post-rock, noise-rock e affini.

Il disco si apre con O, un magma di droni su cui la chitarra lascia cadere bombe distorte. Si va avanti così fino a metà del brano, quando il quadro viene interrotto dalla prorompente batteria che rivendica il suo ruolo nella baraonda che si scatenerà:è un vortice di frastuono psichedelico, noise che scorre a fiumi e ritmo adrenalinico, figlio delle cavalcate vertiginose e claustrofobiche di stampo Ulan Bator. Il pezzo si conclude con feedback lasciati liberi di fluttuare nell’oscurità.

La traccia, I, con i suoi 12 minuti non fa altro che riprendere la morbosità del brano precedente ampliandone la portata. Si tratta di visioni torbide, da messa nera, che sconfinano nell’esoterico. Le chitarre intorpidite ricamano l’ambiente come in una trance. Poi la tensione aumenta con percussioni da sabba che poi come in preda a un raptus aumentano di velocità, tra droni oscuri e chitarre dissonanti, riunendo Amon Düül e Velvet Underground. Gli strumenti si scatenano in una danza infernale che lentamente termina quando a poco a poco svaniscono gli effetti della trance.

In Chromo inizialmente la chitarra intona una litania su droni noise ed effetti spaziali. In un secondo momento si scatena un vortice cacofonico fatte di massicce pareti di distorsioni e riff da cataclisma. Il finale mostra solo i residui dell’avvenuta devastazione. In questi 5 minuti sono condensati il post-rock degli Slint, le escursioni rumoristiche dei Gravitar e le divagazioni noise-psichedeliche di Acid Mothers Temple e Fushitsusha.

Loud! Loud! Loud! chiude il disco  tra rumori da fabbrica e ritmi indemoniati. L’effetto ipnotico dei rumori in sottofondo è terrificante quanto le atmosfere horror industriali dei Throbbing Gristle e le nevrosi fantascientifiche dei Chrome. Il quadro si fa sempre più morboso a poco a poco, grazie a percussioni velvettiane ed effetti siderali à la Ash Ra Tempel. L’effetto è devastante: lo scenario cambia di continuo, spaesando l’ascoltatore e lasciandolo in preda a rumori opprimenti di smerigliatrici e catene, nonché tappeti di dissonanze (leggasi Einstürzende Neubauten).

Si potrebbe parlare di cultura e natura come concetti che si fondono in questo lavoro dei SuperVixens. Antichi rituali che evocano fenomeni che riguardano l”universo, flussi sonori che guardano all’oscurità e alla devastazione. Suggestivo ed evocativo, Nature And Culture è un piccolo gioiello dell’underground italiano.

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