Speed Stroke : Damage Control

Quarto album per gli imolesi Speed Stroke, hard rock a tutta birra di gran bella fattura.

Speed Stroke

Damage Control

(Scarlet Records)

hard rock, sleaze metal


Gli Speed Stroke sono forse la più affermata band nostrana dell’hard rock contemporaneo partendo, anno di grazia 2010, da Imola con musicisti già attivi sulla scena italiana su altri progetti, per finire di cavalcare oggi i palchi di mezza Europa. Damage Control è il loro quarto album basato su 10 brani di un hard rock e sleaze metal sfrenato, cantato in inglese, uscito fresco fresco in questa caldissima estate.

L’esordio della band bolognese è del 2011 in un album tributo a Dave Lepard, singer dei primi Crashdiet scomparso nel 2006, omaggiando la band svedese con la cover di Riot In Everyone, brano di punta del disco di debutto degli scandinavi. Il disco di esordio omonimo di questo quintetto emiliano è arrivato nel 2013, poi altri due album in studio di tutto rispetto e nel frattempo i ragazzi hanno aperto i concerti a decine di band come Hardcore Superstar, gli stessi Crashdïet, H.E.A.T., Steel Panther e ai modenesi Rats.

La formazione imolese in Damage Control si scatena con 10 brani dove la batteria martella incessantemente entrando alla grande fin da Glorious Breakdown, i riff sono impressionanti (Walls, In Flames) e gli assoli, quando devono partire, sono lunghi e corposi (Damage Control, Heart of the City, State of Shock). Jack ha una voce che si sposa bene con le melodie suonate dai compari del comparto ritmico, i due chitarristi sanno come usare le asce, più di un fraseggio mi ha davvero fatto piacere. Presente anche Dario Capacci dei Trick Or Treat che sbologna il suo contributo alle pelli in questo disco.

Richiamando con Giorgia Colleluori (Sinner e IT’sALIE) un intenso blues in Blessed by Misery con cori a corredo dopo una sfila di brani infuriati, gli Speed Stroke non tirano su una di quelle ballad che te la senti addosso, ma va bene così perché Damage Control sfodera una corsa senza fiato fatta di chitarre granitiche, ritmi veloci, grinta da vendere. Erik Martensson, voce e chitarra degli Eclipse, firma la produzione di questo disco e mette quindi il punto ad un album dal sapore internazionale.

In tutto questo bisogna evidenziare il brano ironico, ma suonato come Dio comanda, Italian Coglione, dove ridiamo di noi rocker italiani “all the pizza and devil”, ma l’album rimane sempre di buon livello e maturo nei componimenti anche più dei precedenti album (ma un pelino sotto a Scene of the Crime). A me piacciono molto, nel complesso c’è tanto hard rock ben fatto, una formula straripante imparata per bene, tanta tecnica e abbiamo capito che la qualità non manca.

Sito web: speed-stroke.com

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Luca Paisiello
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