Slow Wave Sleep: la recensione di Spiro nell’ecosistema

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Slow Wave Sleep

Spiro nell’ecosistema

(A/R Recordings)

indie, alternative

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Slow Wave Sleep Spiro nell'ecosistema recensioneBologna la dotta, da sempre culla di una scena fervida e prolifica animata da cantautori giganti ma anche da straordinarie band di musica alternativa nella quale includo un nucleo importante votato alla darkwave più ispirata.

Bologna dicevo, Bologna dalla quale arrivano gli Slow Wave Sleep, progetto ideato e guidato da Emilio Larocca Conte per scrivere colonne sonore di racconti ambientati in un mondo surreale.

Dopo un periodo iniziale di demo strumentali, L’Ultimo Uomo, il disco d’esordio, viene composto in una stanza singola di Berlino e pubblicato a gennaio 2018, accompagnato dai video di Parresìa e Ragnarök. Con questo disco Emilio costruisce una sorta di parco giochi musicale gratuito per tutti, mescolando generi, strumenti tradizionali, musica elettronica, visioni oniriche e attitudine punk.

Pochi mesi dopo esce il secondo disco Chroma, insieme al videoclip di Elogio della Follia prodotto grazie ad una campagna crowdfunding (brano presentato a Sanremo Giovani 2019).

Nello stesso periodo nasce una band per portare il sonno ad onde lente dal vivo sui palchi d’Italia, tra cui il Meeting del Mare (con Franco126) e la finale di Sanremo Rock al Teatro Ariston.

Il 25 febbraio 2019, Emilio, Gilberto, Stella e Gabriele entrano in studio per registrare il nuovo disco in presa diretta, aiutati di Mimmo Crudo (OndAnomala, Il Parto delle Nuvole Pesanti).

Ma la produzione di SWS è già andata oltre la musica e finora sono stati prodotti anche un cortometraggio (Sgamos vs Fates), un libro (Spettro), un videogioco (Vena) e contaminazioni varie (Project Vena e Hypnagogic Vol. 1) grazie alla collaborazione di altri artisti.

Spiro nell’ecosistema è il disco che gira adesso nel mio impianto, lo ascolto in cuffia e provo a cercare il filo logico di quello che appare, anche se non in modo dichiarato e palese, un concept album.

È un lavoro ostico, non perfettamente coeso, pieno di citazioni in campo musicale, non so se volute o meno, ma in Caveat Emptor, ricca di aperture prog, domina lo stesso mood di Tex dei Litfiba, Ragnarök mi riporta in modo immediato alle produzioni della Bandabardò, Valzer nero trasuda dei lenti incedere caposelliani.

Parresìa (il diritto e dovere di dire la verità), è la traccia che più mi convince, una bella contaminazione di stili che va dalle sospensioni oniriche del miglior Banco del Mutuo Soccorso, alle centrali aperture progressive per arrivare al solo di sax finale che starebbe bene dentro un brano qualsiasi di Lucio Dalla.

Garuda è accompagnata da un video che offre ai fruitori delle immagini la scelta del finale, per circa due minuti la storia è unica, poi si blocca e si aprono due scenari totalmente diversi, proposta creativa che ho molto apprezzato. Ah, scelgo la prima via.

Nota di merito ai testi che sono molto intensi, ben scritti e spesso introspettivi: Non mettere a tacere il nero del tuo bene e non soffocare il bianco del tuo male (Parresìa), grondanti d’amore: Non vedi che sei splendida se balli ritmi strani? Parla di te ora che c’hai più ossigeno ai neuroni. Pensa che io quasi morivo quando balbettavi (Elogio della follia), poetici: Le lance scalfirono le acque che bruciano come il primo incubo dove il tempo gelido vanificò tutto. Le spere risuonano, epici: Le lance scalfiscono Le acque che bruciano Come il primo incubo Dove il tempo gelido Vanificò tutto. I ramponi si alzano (Shiroi), perdutamente cupi: ll buio pesto si fa denso, geometrie di forme in climax. La febbrile involuzione del terrore (Valzer nero)..

Elegiaci madrigali stesi sui pascoli della psiche umana che probabilmente avrebbero un valore simbolico molto più potente senza il tappeto musicale che sento non essere perfettamente centrato.

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