Schiele: Pictures of mountains

Un’ondata di profondo emotional noise che tiene l’ascoltatore all’interno di un continuo senso di claustrofobica angoscia, Pictures of mountains ci presenta le diverse prospettive della vita, prima nevrotica, poi angosciata, per poi infine riportarci alla quiete di quelle montagne immaginate dalla band. Gli Schiele si auto-consacrano con un lavoro molto interessante, consigliato per gli amanti del post-rock e non solo…

Schiele

Pictures of mountains

(Cd, Scriveremale/Goodfellas)

post-rock, noise, alternative

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schielePictures of mountains, album prodotto da Giulio Favero del Teatro degli Orrori, è in verità il secondo full length del trio vicentino. Registrato quasi completamente in presa diretta, il tratto fondamentale rimandato è senz’altro di provenienza noise, ulteriormente guarnito da armonie emotive e profonde. L’amore per la montagna è scrupoloso (autentica ispirazione per gli Schiele); ne è l’esempio il contenuto dei testi, peraltro mai banali.

L’album si apre con una fantastica We don’t want to be your friends: le ampie rullate, la violenza delle ottave e le frasi parafrasate al punto giusto fanno da protagoniste ad un brano certamente d’impatto. Ma il ritmo cardiaco imposto dalla prima traccia comincia a rallentare, adattandosi alle armonie di In the room there was violence e di Portraits of Love, brani che riescono a combinare vari stati d’animo, caratterizzati però da forti impulsi malinconici.

Le corde graffianti di Pills, altro brano di grande impatto, ci riportano al più classico post-rock; mentre My death ha una partenza devastante: ritmo dettato da una batteria decisa e con forti accenti sottolineati dallo hi hat, basso in pieno overdrive scandito con una percussione di plettro molto violenta. Il brano sopra menzionato mette in luce le qualità del trio, che ama svariare in continuazione, non solo su più generi, ma anche su più varianti ritmiche: sono innumerevoli i cambi di passaggio, ma anche le combinazioni melodiche, apparentemente semplici, ma di notevole gusto.

Mountains get higher chiude l’album degli Schiele: l’inizio è come al solito violento e lancinante, con una voce che sembra più desiderosa di interpretare il testo piuttosto che di cantarlo; il ritmo imposto dalla batteria questa volta rimane pressochè invariato. Sebbene la traccia abbia una durata di 15 minuti, il brano termina praticamente al terzo minuto, mentre gli istanti successivi sono dedicati al riff sferragliato della chitarra che rimane su un solito accordo e che ci accompagna fino alla fine, trasmettendo ossessione emotiva.

La padronanza tecnica e strumentale della band vicentina è davvero invidiabile: ciò che emerge da questo album è sicuramente una profonda sapienza nel cogliere gli aspetti emotivi più bui ed angoscianti dell’uomo.

Nonostante il genere post-rock possa sembrare apparentemente limitante, gli Schiele riescono a mantenere una apprezzabile versatilità nei suoni e nelle melodie, facendo risultare l’album piacevole all’ascolto. Con pictures of mountains, gli Schiele si apprestano a diventare una delle migliori realtà emergenti dal panorama italiano post-rock degli ultimi tempi.

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Thomas Cateni
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