Savana Funk: recensione di Behind The Eyes

Savana Funk: Behind The Eyes è il loro disco più maturo, è un viaggio introspettivo tra groove, visioni oniriche e contaminazioni afro.

Savana Funk

Behind The Eyes

(No Music)

afro, funk, blues, R&B


Il ritorno sulle scene discografiche dei Savana Funk si chiama Behind The Eyes. È il sesto album di inediti per la band bolognese, da sempre capace di mescolare con personalità funk, rock, blues e suggestioni afroamericane.

In concomitanza con l’uscita del disco, la formazione guidata da Aldo Betto ha condiviso alcune riflessioni che fanno da trampolino di lancio al nuovo lavoro:  «Tutto parte dalla nostra testa: pensieri, sogni, aspirazioni, intuizioni, progetti, ansie. Abbiamo esplorato la nostra parte più recondita, e per questo c’è voluto tempo per assemblare il disco. È un lavoro più introspettivo, onirico, meditativo. Siamo sempre noi — tra groove e melodia — ma con un suono espanso, a sottolineare una nuova identità più matura».

L’apertura è affidata a Metta: un drumming dal sapore house introduce il brano, seguito dall’ingresso del basso e da chitarre arpeggiate che definiscono una dinamica ampia, ariosa. Un pezzo da ascoltare lasciandosi andare, magari con un buon cocktail tra le mani.

Si passa poi a Bolodelic, dove emerge un suono chitarristico deciso, sostenuto da una batteria vivace che invita al movimento. L’influenza afro è evidente, così come una struttura quasi jazzata che ne impreziosisce l’ossatura.

La title track, Behind The Eyes, mette in primo piano chitarre melodiose, intrise di atmosfere arabe e flamenco. Il risultato è un arrangiamento sospeso tra una ritmica capace di lambire l’hip-hop e un soft sound d’altri tempi.

In Folie c’è spazio per lo sperimentalismo — non soltanto chitarristico. Le parti vocali in francese aprono scenari mesmerizzanti. Nel complesso, un brano di solido e sognante R&B, che guarda al passato senza cadere nella nostalgia.

Baboon non si discosta dal mood generale del disco: una melodiosità che richiama spazi esotici si fonde con una struttura world music ben calibrata.

Arrivano poi il reggae-funk di Out tu vas e il manierismo pop-soul di Samsara, con richiami evidenti alle produzioni in stile Buddha Bar.

A chiudere è Savana Sun, che già dal titolo dichiara la propria direzione: uno sguardo alla migliore afro music, intrecciato con arrangiamenti melodici di matrice occidentale.

Una prova solida e consapevole, quella dei Savana Funk: architetture funky, richiami blues, ariosità pop e ammiccamenti all’Africa e all’Oriente si intrecciano in un lavoro maturo, che non rincorre mode ma consolida un’identità precisa.

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