The Coral
388
(Run On Records)
indie-pop, soul, ska
I Coral sono una delle poche band capaci di sopravvivere all’onda d’urto del Britpop e a ciò che lo ha preceduto – madchester, shoegaze, pop sofisticato anni ’80 — provando a farne parte senza mai entrarci davvero, ma cavalcando con intelligenza le diverse fasi che hanno segnato quell’esperienza musicale. Con tredici album all’attivo, la loro dote più evidente è la capacità di spaziare tra sfumature e generi differenti mantenendo sempre un percorso coerente e riconoscibile.
Il nuovo lavoro, 388 — tributo al celebre registratore Tascam 388, amatissimo dagli appassionati di lo‑fi e atmosfere vintage — arriva come naturale seguito di Holy Joe’s Coral Island Medicine Show (2023).
388 è, per certi versi, un album sperimentale per i Coral: un disco che si muove tra mood e arrangiamenti particolari, senza paura di cambiare pelle. Le melodie rocksteady oriented di Let The Music Play rimandano direttamente alla tradizione delle dancehall giamaicane, mentre You And Me (And The Beautiful Sea) guarda al folk singing degli anni Sessanta: nulla di rivoluzionario, ma piacevole e ben costruito.
C’è spazio anche per atmosfere soul, con le vibrazioni morbide di Yellow Moon e quelle più northern soul di Spirit Catcher, brani che, ne siamo certi, farebbero felice più di una subculture inglese.
La parte centrale del disco è affidata a Ride That Train e Shame: nel secondo, l’assolo iniziale con vibrato chitarristico richiama un certo surf sound che, evidentemente, non passa mai di moda. Sad Girl è una ballad romantica sospesa tra ariosità pop ed echi Motown, mentre Crossing The Sands affonda nel pop‑soul e richiama, per un attimo, certe produzioni dei Black Keys contaminate da R&B.
Il disco si chiude con un trittico che attraversa ancora altri territori: lo ska di Leave In The Past, il soul di Here Come The Tears e le melodie gospel‑blues di High Tide.
In conclusione, non si può dire che i Coral abbiano prodotto un album inferiore agli standard della loro trentennale carriera. Non siamo davanti a un miracolo, certo, ma 388 dimostra ancora una volta la loro capacità di sperimentare senza perdere identità, esplorando generi che per alcuni fan potrebbero rappresentare una novità. E questa, oggi, è una qualità tutt’altro che scontata.
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