Richie Kotzen: Peace Sign

Il ventennale del chitarrista Richie Kotzen vede un altro dischi di inediti, un must di blues rock e funky gradevole che è la summa delle sue capacità compositive

Richie Kotzen

Peace Sign

(Cd, Headroom Inc.)

rock, blues

[starreview tpl=16]

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Nel 2009 Richie ha pubblicato due dischi, il primo di matrice soul recensito in queste pagine, e il secondo uscito in autunno, pubblicato in Europa qualche mese più tardi. Tralasciando l’orribile copertina mostrata in questa occasione in una veste brutalmente psichedelica, questo nuovo disco di inediti mostra un mix delle capacità polistrumentali del chitarrista ex Poison e Mr Big, che anche qui in gran parte dei pezzi suona tutti gli strumenti mostrando grandi capacità come one man band.

L’aggressivo rock di My Messiah è dotato di un poderoso riff e un refrain accattivante, con annessi gridolini e virtuosismi elettrici del buon Kotzen. Il secondo singolo tratto da quest’album, Paying Dues, e anche We’re All Famous, ci sottopongono brani movimentati che riprendono il Motown’s Seventies style che ha contraddistinto il precedente disco The Road, segno della sua infanzia rhythm & blues ancora ben impressa, con due lunghi assoli finali che negli ultimi dischi erano un po’ latitanti.

Tra i brani che si susseguono c’è da segnalare una rocciosa You Got Me suonata alla Lenny Kravitz e i riff blues di Yours Entertainer, ritmi solari, freschi, in cui la calda voce di Kotzen si scioglie uggiolando in queste sonorità non invasive, ma allegramente accoglienti. A differenza di un disco bello e ombroso come Into The Black, qui Kotzen presenta tutta la sua versatilità scuotendo la sei corde con sonorità che toccano il funky, il blues, il rock e il soul, straripando nella sua classe.

Due brani strappalacrime saranno senz’altro pezzi da 90 nel suo nuovo repertorio live, Catch Up To Me e Larger Than Life, quest’ultimo con una chitarra acustica che pian piano cresce insieme al coro. A chiudere troviamo Holding On dominata dal pianoforte in una struggente ballata. In generale Peace Sign è un altro buon disco, il problema di Richie dopo vent’anni di carriera è che ha tutte le doti per realizzare un capolavoro, ma si accontenta di inserire in ogni album 2-3 pezzi meravigliosi e il resto è un buon riempitivo che non scontenta i fan.

A sopresa troviamo una bonus track, la notevole cover dei Jackson 5, I Want You Back, omaggio al grande re del pop recentemente scomparso, dove questa versione cantata con la sua particolare voce e riarrangiata dalla bravura degli assoli di Richie è davvero sorprendente. Ascoltare per credere.

Richie Kotzen

Peace Sign

(Cd, Headroom Inc.)

Blues rock

3/5

Nel 2009 Richie ha pubblicato due dischi, il primo di matrice soul recensito in queste pagine, e il secondo uscito in autunno, pubblicato in Europa qualche mese più tardi. Tralasciando l’orribile copertina mostrata in questa occasione in una veste brutalmente psichedelica, questo nuovo disco di inediti mostra un mix delle capacità polistrumentali del chitarrista ex Poison e Mr Big, che anche qui in gran parte dei pezzi suona tutti gli strumenti mostrando grandi capacità come one man band.

L’aggressivo rock di My Messiah è dotato di un poderoso riff e un refrain accattivante, con annessi gridolini e virtuosismi elettrici del buon Kotzen. Il secondo singolo tratto da quest’album, Paying Dues, e anche We’re All Famous, ci sottopongono brani movimentati che riprendono il Motown’s Seventies style che ha contraddistinto il precedente disco The Road, segno della sua infanzia rhythm & blues ancora ben impressa, con due lunghi assoli finali che negli ultimi dischi erano un po’ latitati.

Tra i brani che si susseguono c’è da segnalare una rocciosa You Got Me suonata alla Lenny Kravitz e i riff blues di Yours Entertainer, ritmi solari, freschi, in cui la calda voce di Kotzen si scioglie uggiolando in queste sonorità non invasive, ma allegramente accoglienti. A differenza di un disco bello e ombroso come Into The Black, qui Kotzen presenta tutta la sua versatilità scuotendo la sei corde con sonorità che toccano il funky, il blues, il rock e il soul, straripando nella sua classe.

Due brani strappalacrime saranno senz’altro pezzi da 90 nel suo nuovo repertorio live, Catch Up To Me e Larger Than Life, quest’ultimo con una chitarra acustica che pian piano cresce insieme al coro. A chiudere troviamo Holding On dominata dal pianoforte in una struggente ballata. In generale Peace Sign è un altro buon disco, il problema di Richie dopo vent’anni di carriera è che ha tutte le doti per realizzare un capolavoro, ma si accontenta di inserire in ogni album 2-3 pezzi meravigliosi e il resto è un buon riempitivo che non scontenta i fan.

A sopresa troviamo una bonus track, la notevole cover dei Jackson 5, I Want You Back, omaggio al grande re del pop recentemente scomparso, dove questa versione cantata con la sua particolare voce e riarrangiata dalla bravura degli assoli di Richie è davvero sorprendente. Ascoltare per credere.

http://www.youtube.com/watch?v=RqbOGWcGQPg

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Luca Paisiello
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