Richard Ashcroft: recensione di Lovin’ You

Tra nostalgia britpop e nuove vibrazioni acustiche, Richard Ashcroft torna senza ferire, ma nemmeno stupire. Lovin’ You è un lavoro che rivela il lato gioioso e vibrante dell’artista, capace ancora di eludere il tempo pur senza mostrare la vena compositiva dei tempi migliori.

Richard Ashcroft

Lovin’ You

(RPA)

indie-rock, britpop


Ottavo album in studio per l’ex Verve Richard Ashcroft, che torna sul mercato con Lovin’ You dopo l’ultimo lavoro, Natural Rebel (2018), rivelatosi piuttosto sottotono rispetto agli esordi solisti.

Il primo singolo estratto è Lover, che si presenta subito come un brano pienamente pop: lo si intuisce dall’intro di chitarra acustica, dall’attacco caldo e diretto del basso e dalla melodia arricchita da cori che sfiorano suggestioni gospel, pur senza abbracciarle del tutto. Quando Ashcroft entra con il suo «yeah, yeah, yeah», l’atmosfera si fa immediatamente fresca e positiva. Non siamo lontani da certe vibrazioni alla The Killers di Human, anche se qui gli accenti dance lasciano più spazio alle chitarre.

La title track Lovin’ You ha invece il sapore di una melodia estiva, quasi da spiaggia, sostenuta da una ritmica della batteria che guarda all’hip hop. Qui la voce di Richard appare un po’ più tagliente del solito, meno calda e, nel complesso, non del tutto convincente. Il testo prova a raccontare una storia d’amore attraverso immagini suggestive – come una preghiera alla Fontana di Trevi o un viaggio verso Tokyo – ma l’effetto resta interlocutorio. Non certo tra i vertici dell’ex frontman di Wigan, pur rimanendo un ascolto dignitoso.

L’indie rock di Heavy News riporta temporaneamente alle sonorità british che hanno caratterizzato gran parte della sua carriera. Interessante il tappeto di pianoforte che accompagna l’introduzione prima dell’ingresso della voce. L’interpretazione qui risulta più focalizzata e raggiunge un buon picco espressivo nei versi: «Make no sense, they’re all fools»  preparando con efficacia l’esplosione del ritornello.

Con Oh L’Amour – forse un omaggio alla cultura francese, anche se di francese resta solo il titolo – le melodie si fanno leggere, a tratti un po’ piatte, ma comunque gradevoli. L’intro è affidato a un tremolo di chiara memoria beachboysiana, mentre l’accompagnamento acustico propone un groove e un arpeggio interessanti. Manca un vero climax e il brano finisce per collocarsi in una dimensione quasi lounge, ideale da ascoltare sorseggiando un drink, magari sdraiati sulla spiaggia.

Con I’m A Rebel arriva la svolta dance dell’album: il falsetto si intreccia con il groove funk di chitarra e batteria. Viene facile immaginare Ashcroft alle prese con qualche recente ascolto di electro-ballad d’annata, rielaborate in chiave personale. Il risultato, però, resta piuttosto debole.

Ben più riuscita Live With Hope, una ballata dal sapore chiaramente beatlesiano, dove finalmente riaffiora il Richard Ashcroft dei giorni migliori. Non è difficile intravedere echi di brani come Break The Night With Colour o Science Of Silence.

Il disco si chiude con Fly To The Sun, che propone una delicata melodia folk: qui la parte vocale tocca corde più intime e si fonde con naturalezza nell’armonia complessiva del brano. È forse il momento più riuscito di Lovin’ You, con un retrogusto apertamente younghiano (nel senso di Neil).

Nel complesso, Lovin’ You non è un album che fa gridare al miracolo, soprattutto per chi è abituato alle perle dell’epoca britpop e ai primi lavori solisti. È vero: il tempo passa, la musica cambia e alcuni artisti – Ashcroft incluso – riescono comunque a mantenere una certa qualità. Ma se non si può parlare di vero e proprio flop, da uno come lui è lecito aspettarsi qualcosa di più.

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