Verdena: Wow

Wow è un doppio disco che rende abbastanza chiaro il percorso dei Verdena: si delinea sempre più l’orientamento verso la sperimentazione, abbandonando l’approccio rock melodico dei primi dischi

Verdena

Wow

(2 Cd, Universal)

indie rock

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recensione-verdena-wow-2cdAtteso con grandi aspettative, Wow è il quinto lavoro in studio dei Verdena e a sorpresa è un doppio album che si può definire assolutamente eclettico. Il precedente Requiem l’avevo inizialmente digerito male dandogli la sufficienza e mi auguravo maturità nel disco successivo, qui i bergamaschi perseguono ancora atmosfere laceranti e sognanti in cui si contorce un sound meno chiassoso e più attorcigliato in melodie che tentano di essere più complesse ed elaborate, faticando ad uscirne vittoriosamente nonostante gli intenti.

L’apertura armoniosa di Scegli Me con un vibrante pianoforte e la voce di Alberto Ferrari in primo piano rende l’inizio arioso e orchestrale. E’ la volta di una chitarra squillante con delay spaziale in Loniterp (anagramma di Interpol) che fa dondolare ritmicamente la testa ed è geniale il finale con voci a cappella e tromba in chiusura. Il martoriato terzo pezzo, Per Sbaglio, ci getta in sonorità oniriche che permeano tutto l’album. E poi arriva il bel singolo lanciato un mese prima l’uscita di WOW, Razzi Arpia Inferno e Fiamme, che l’avevo definito spiazzante, un’acustica nenia ipnotica che faceva ben sperare.

Le prime tracce di questo lavoro ci presentano dunque i Verdena in grande vena compositiva, con la certezza di aver messo ormai da parte i suoni grunge dei primi tempi e le architetture tradizionali delle canzoni che li hanno resi popolari. Brano dopo brano ci si fa travolgere da un’orgia di idee musicali che per la maggiore trovo indigeribili e si fa fatica a cogliere nell’immediato.

E’ un’evoluzione crescente dal Suicidio del Samurai che li rende ancora più cerebrali e alternativi, dividendo i fans che li seguono fin dagli esordi. Metà delle canzoni di questo doppio cd onestamente non le trovo proprio convincenti, in altre c’è una cura e una ricercatezza ammirevole di suoni e strutture, la pecca rimane sempre quella dei testi sibillini registrati su un cantato che in certi brani si percepisce appena.

In Italia dischi così non ne escono spesso: un’ora e mezza di musica, brani non convenzionali, per giunta in italiano, di questo bisogna rendere merito ai Verdena. E’ un disco di brani inaspettati, come Sorriso in Spiaggia, E’ solo Lunedì, Grattacielo, A Cappello, la session di Rossella Rool Over che cita Obladì Obladà e dal vivo viene improvvisata con furore dai 4 musicisti (presente anche Omid Jazi, tastierista-corista aggiunto), canzoni anomale, solari e imprevedibili.

Se vogliamo riascoltare i vecchi Verdena dobbiamo accontentarci di Miglioramento, Castelli per Aria o Nuova Luce, ma anche qui non c’è un vero ritorno alle origini perché la composizione è contaminata dalla leziosità degli arrangiamenti più eleganti. Ci sono brani che a fatica riesco ad apprezzare, Attonito, Badea Blues, la folk Canzone Ostinata, le strumentali 12,5 Mg e La Volta, fino alla “cantinara” Sul Ciglio. C’è tanto pianoforte e chitarra acustica in questo disco che collera elettrica, tanto che Alberto sembra quasi disconosca il suo passato, privilegiando le influenze di Arcade Fire, Jennifer Gentle, Syd Barret, Motorpsycho e persino Mogol.

WOW è quindi un connubio di suoni contrastanti e brani originali, i Ferrari e la Sammarelli si confermano artisti che continuano a fare ricerca musicale, pubblicando un’opera ambiziosa che per qualcuno potrà essere definita un capolavoro e per altri un disco da dimenticare. Nel complesso l’ho trovato deludente, non proprio il disco che mi aspettavo, anche se meno di una decina di brani non dispiacciono. Il trio è fortunatamente così giovane, fresco e anticonformista che potrà sorprendere ancora disco dopo disco, tempo ne hanno.

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Luca Paisiello
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