The Gift
Rebirth
(Cd, Autoproduzione)
wave, indie rock, post punk
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Leggendo che Rebirth, l’ultima fatica dei The Gift, è un’autoproduzione si potrebbe pensare alla solita band esordiente. L’ennesima.
Per fortuna vostra (e sfortuna mia) sono vecchio abbastanza per ricordarmi dei The Gift, eterna promessa del sottobosco indie italiano.
I The Gift si sono riformati nella line-up originale, a venticinque anni di distanza dallo scioglimento. Hanno ripreso in mano vecchie registrazioni mai terminate e mai pubblicate, le hanno rimaneggiate, rimasterizzate, vi hanno aggiutno qualcosa, hanno composto due canzoni nuove di zecca (poste in apertura) e… sono pronti alla rinascita, Rebirth, appunto.
Il loro post punk, rigorosamente cantato in inglese, suona come i Bauhaus (dalla band di Peter Murphy sono particolarmente influenzati il cantante e il bassista dei Gift) e con, in più, tutto ciò che sarebbe potuto arrivare in Italia dall’Inghilterrà degli anni ’80, quelli in cui la new wave la faceva da padrone.
Grave errore, però, sarebbe tacciare il ritorno dei The Gift come una pura operazione nostalgia. Rebirth suona bene, bello potente e ruvido, dall’inizio alla fine. Sedici tracce di straordinaria attualità, invecchiate di qualche giorno appena e non di venticinque anni come le cronache riportano.
Insomma, per chi quegli anni li ha vissuti da adolescente e per tutti gli appassionati di indie italiano, quello in cui si sono mossi (e alcuni continuano a muoversi) Diaframma, Litfiba, Moda e Negazione, Rebirth è un disco che non potrà che lasciari soddisfatti. Sperando che la rinascita dei The Gift non sia un “mordi e fuggi”.
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