of Montreal: Paralytic Stalks

Tornano i compaesani dei R.E.M. con la loro undicesima opera in studio. Gli of Montreal sono pronti col nuovo Paralytic Stalks e la loro consueta miscela di avant pop, art rock e psichedelia che li contraddistingue già dagli esordi datati 1996

of Montreal

Paralytic Stalks

(Cd, Polyvinyl Records)

Art rock, Avant pop, Indie

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of Montreal- Paralytic StalksTornano i compaesani dei R.E.M. con la loro undicesima opera in studio. Gli of Montreal sono pronti col nuovo Paralytic Stalks e la loro consueta miscela di avant pop, art rock e psichedelia che li contraddistingue già dagli esordi datati 1996.

Già le premesse all’album sono molto buone, col brano d’apertura Gelid Ascent che ricorda parecchio certi lavori di David Bowie.

Più complessa all’ascolto la seguente Spiteful Intervention che si rivelerà però uno dei brani migliori dell’intero lavoro.

Dour Percentage, primo estratto, resta in bilico fra una composizione progressive ed il pop dei Bee Gees; strano connubio ma di gradevole ascolto.

Un’incursione nel pop psichedelico, fa pensare We Will Commit Wolf Mother ed i suoi coretti avant pop come a un incontro fra i Queen e gli MGMT.

Cambiano i ritmi con la ballata lisergica Malefic Dowery; peccato per la breve durata del brano che supera di poco i due minuti e mezzo.
Il minutaggio però non scarseggia nelle ultime 4 canzoni di questo Paralytic Stalks.

Ye, Renew The Plaintiff cambia per tutto il corso dei sui circa 9 minuti, alternando coretti, sbalzi ritmici e incursioni elettroniche, in un meltin’ pot a tratti ridondante.

Si salta poi direttamente negli anni ’60 con Wintered Debts, brano che suona come dei Mamas & Papas che incontrano Syd Barrett.
Si torna alla sperimentazione e all’avanguardia progressiva con la penultima traccia Exorcismic Breeding Knife che ci conduce fino alla chiusura con Authentic Pyrrhic Remission, brano art rock che dal 4° minuto si trasforma in un vortice lisergico ambientale che chiude i suoi tredici minuti con una dolcezza pop molto raffinata.

Di sicuro gli of Montreal facili all’ascolto non lo sono mai stati; questa volta però l’impressione è che serva ben più di qualche ascolto per poter apprezzare al meglio un lavoro che definirei quasi d’altri tempi.

Non imperdibile ma comunque da ascoltare attentamente.

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Fabio Busi
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