Metamorfosi: Chrysalis

Condivi sui social network:

Metamorfosi

Chrysalis

(Mauna Loa)

rock, jazz, pop, indie


recensione Metamorfosi – ChrysalisVario. Vario ed onirico. Sono queste le primissime parole che vengono in mente ascoltando Chrysalis dei Metamorfosi.

Vario perché gli ambienti musicali sono tantissimi ed eterogenei, alla stessa maniera delle scelte stilistiche e della giungla strumentale – passatemi il termine – adoperata. Onirico perché questa varietà di stili, che vanno da un jazz quasi naif al rock più moderno, sono permeati da una sperimentazione continua, fatta di interventi orchestrali, di archi elaborati, di suoni sintetizzati e di strumenti esotici usati in maniera per niente ortodossa, tutti al servizio delle sonorità misteriche che a loro volta permeano il disco.

Il carattere etereo della quasi onnipresente voce femminile (Sarah D’Arienzo) si sposa perfettamente con le progressioni prevalentemente minori e diminuite/semi-diminuite  che spesso e volentieri strizzano l’occhio all’armonia esatonale: l’ascoltatore sensibile viene trasportato lungo un vero e proprio percorso che può somigliare a un viaggio in dei moderni inferi danteschi come a una serata passata tra le stanze kubrikiane di Eyes Wide Shut.

È effettivamente l’album che ci si aspettava da una band che si sta affermando e – nome omen – in continua metamorfosi artistica, capace di una ricerca musicale che non si limita all’uso di qualche soluzione ritmico/sonora fuori dagli schemi e che, come spesso accade, ha come unico scopo quello di innovare a tutti i costi: in Chrysalis la sperimentazione non è un mero fine, ma un mezzo di espressione più che necessario ed è per questo che nonostante quello che arriva all’ascoltatore sia un lavoro non proprio “di facile comprensione”, in molti momenti il risultato è genuino, fresco e a tratti genialmente innovativo. Se ci aggiungete che poi, detto papale papale, è una gran figata di album…

Gli ultimi articoli di Davide Contu

Condivi sui social network:
, , , ,