Lithio: Shibuya

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Lithio

Shibuya

(Bagan)

rock, metal

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recensione Lithio- ShibuyaShibuya è il quarto album dei toscani Lithio, disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming. Le sonorità affondano sempre le radici nel rock-grunge di stampo ‘90s, con rimandi a band come Alter Bridge e Linkin Park, ma perdono un po’ di quel sapore metal per affinare le proprie linee melodiche.

Un genere così lascerebbe presagire un cantato in inglese, invece i Lithio vanno controcorrente e si fanno orgogliosi portavoce dell’idioma locale. Con un duplice effetto: quello di rafforzare il legame empatico con l’ascoltatore e definire un tratto distintivo della propria identità.

In realtà, la loro è una scelta dettata da un’esigenza più profonda, l’intento che c’è dietro queste tracce: aiutare e salvare i disperati. Che disperati, in un modo o nell’altro, non lo siamo un po’ tutti? E questo disco parla soprattutto di questo. Delle persone, della vita, del dolore. Della volontà di essere felici e del potere salvifico della musica, che non ci fa mai sentire soli.

E così, spazio alle chitarre distorte e a un suono diretto, con un contorno di storie di morte e di rinascita. Fino a ieri, l’ultimo singolo uscito, ci trascina in un turbato e insano rapporto d’amore. La lunga strada è il pezzo più rock nell’accezione originale del termine. Il grande inganno lancia un messaggio toccante sulla vita, un viaggio mendace senza manuale d’istruzioni, mentre La dea della guerra ci racconta del peso delle persone nella vita di ognuno. Fino al finale, con Welcome to the show e il suo sapore squisitamente futuristico.

Shibuya è un lavoro intimo e personale, in cui traspare l’urgenza di mettere sul piatto molto di sé per farci sentire parte di qualcosa di più grande. Dalla scelta del titolo all’immagine di copertina, tutto è pensato per rievocare la spiritualità e la simbologia della trasformazione e dei cambiamenti quotidiani, nella continua ricerca di quella felicità e di quell’euforia che solo la musica sa regalare.

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