Frank Hannon: Six-String Soldiers

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Frank Hannon

Six-String Soldiers

(Cd, Record RedHawk, 2012)

hard rock

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Frank Hannon- Six-String SoldiersIn una stagione un po’ avara di buon hard rock ecco che dopo Richie Sambora (Bon Jovi), anche Frank Hannon dei Tesla pubblica Six-String Soldiers, il terzo disco solista, senza uscire per forza dal gruppo.

Negli States i Tesla sono una band che ha venduto ben 15 milioni di dischi heavy rock di successo, portati alla fama grazie all’unplugged Five Men Acoustic Jam, ma qui da noi sono piuttosto sconosciuti alle masse, complice di un management che non li ha mai portati in Italia se non all’Heineken Festival tre anni fa in una sorprendente esibizione.

Hannon è il principale compositore di questa band, chitarrista tecnico e virtuoso che alterna il lavoro della rock band americana alla sua carriera solista. Dopo le fusioni pisichedeliche-heavy-blues del primo disco Guitarz from Marz e il soffice rock country del secondo Gipsy Highways, la sua terza prova è un concentrato della migliore tradizione hard rock degli anni 70 miscelata alle sonorità moderne. Il bello è che Frank vocalmente è migliorato inaspettatamente, tanto da cantare lo scorso anno l’inno nazionale americano ad un Kings vs Lakers senza fare brutta figura (anche se è una battaglia vinta a mani basse se noi a cantare il nostro ci mandiamo Arisa).

Un’hendrixiana I’m Alive suonata con il chitarrista canadese Pat Travers apre le danze, seguita dall’armonica sul soul blues di Set Me Free che con il suo ritmo mangia la strada come un treno del New Mexico. Quando ti aspetti ancora del classic hard rock, ecco che la title track dell’album è una imponente cavalcata strumentale di assoli che si incrociano per quattro minuti e mezzo.

Importanti ospiti partecipano al disco, Dave Meniketti degli Y&T che duetta su Lipstick, Smoke & Gasoline, Dickey Betts degli Allman Brothers con il suo inconfondibile southern rock in Touch The Ground. L’altro pezzo da novanta è il talentuoso Rick Derringer che partecipa a To The Light. Tutti vecchietti arzilli che a cavallo tra i 60 e i 70 erano in cima alle classifiche. Oggi troviamo Lady Gaga e Dio è in pensione.

Abbiamo alla voce anche la partecipazione di Jeff Sandoval e infine Mike Araiza, scoperto qualche anno fa da Hannon stesso, offre il suo contributo nella sognante Love, Life and Beauty con un assolo che lascia i consueti brividi. Non mancano le influenze nu-metal presenti nei dischi dei Tesla di questo nuovo millennio rilevati in I’m Just Sayin’ e Invincible che sono sempre a mio avviso il punto debole della loro produzione. Prima del finale con la ballata di Redemption Frankie ci regala uno strepitoso nitrire della sua seicorde nella strumentale 12.21.

Concordando che il meglio della sua musica lo abbiamo avuto negli anni 90 quando la Geffen Records l’hard rock lo imbustava agli americani nelle confezioni per la colazione a base di Kellogs, Whitesnake, Guns N’ Roses e Aerosmith, il terzo lavoro di Frank Hannon è il migliore della sua produzione solista e rimette il rock al suo posto, rendendo l’attesa al prossimo disco dei Tesla meno ansiosa.

Sito: www.frankhannon.com


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