Diecicento35: Il Piano B

Dalla periferia torinese i sei componenti dei Diecicento35 pubblicano un disco di debutto gradevole, Il Piano B, con brani pop solari, chitarre rock audaci e una voce che incanta

Diecicento35

Il Piano B

(Autoproduzione)

pop, rock

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Diecicento35 il pianoLa musica cambia, basti pensare che negli anni 90 a sud di Torino uscivano i Mirafiori Kidz con il loro punk rock partigiano o il noise rock dei Bandamanera, più altre band ospitate all’Hiroshima Mon Amour. Oggi il codice postale di questa zona periferica della vecchia capitale sabauda battezza il nome della nuova band Diecicento35, sei giovanissimi autori degli undici brani pop rock che compongono il primo album autoprodotto, Il Piano B.

Gruppo nato 6 anni fa e che ha partecipato ad alcuni festival emergenti, i Diecicento35 hanno solcato anche loro l’importante palco dell’Hiroshima e dei principali locali torinesi. I brani sono solari, ben ritmati, con chitarre rock penetranti e melodie orecchiabili grazie al talento vocale di Carola Rovito, brillante singer con un passato pure su Amici. Disdegno format televisivi del genere quando si tratta più che altro di belle voci che sanno interpretare le canzoni. Qui la giovane cantautrice ha scritto insieme ai suoi compagni brani briosi ed accattivanti, degni dell’estate bella da gustare, in cui si notano arrangiamenti interessanti e una cura del suono non di poco conto.

È un disco che parla di scelte, viaggi, fallimenti, emozioni, cambiamenti: questi sei artisti sono giovani e sanno esattamente cosa significa abitare in un quartiere di matrice operaia da sempre considerato “difficile”, dove fare musica è una risposta ben precisa ad un “Piano A” di vita preconfezionato. Il disco dei Diecicento35 mantiene uno stile musicale piuttosto lineare, energico ed ironico in Gatti Neri, In Caso d’Incendio e Matrimoni, dolce e sognante in Respiro Meglio e Slim.

L’impressione è che la band però abbia puntato troppo sulla direttrice del pop rock che non aggiunge molto di nuovo all’attuale scenario musicale. La particolarità è che han fatto tutto da soli, aggiungete poi una violinista che studia Architettura, Angeliki Vafidis, che fa capire come l’amore per la musica sia preponderante e si sente la voglia di provare a fare sul serio musica. Le canzoni sono gradevoli, tecnicamente hanno tempo per migliorare e sperimentare, avendo già solide basi da cui partire. Direi che come prova generale sembra sia venuta bene, fin dal primo ascolto si rimane consapevoli della capacità della giovane band di costruire brani all’apparenza sì semplice, ma che fanno da trampolino di lancio per un prossimo lavoro ancora più maturo. E’ così che si fa la gavetta.

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Luca Paisiello
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