The Dangerous Summer: recensione disco omonimo

The Dangerous Summer

s/t

(Hopeless Records)

emo-pop, melodic, rock

2/5

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The Dangerous SummerThe Dangerous Summer hanno pubblicato il loro tanto atteso e omonimo album omonimo, prodotto da James Paul Wisner (Underoath, Dashboard Confessional, Paramore), attraverso la Hopeless Records.

La band ha trascorso sei mesi per scrivere e registrare questo disco ed è un’autentica espressione di chi siano come band. La band si è formata nell’estate del 2006 per scrivere il loro primo EP, There Is Not Such Thing as Science, che ha attirato l’attenzione della Hopeless Records e altre etichette nel 2007. Hanno firmato con la Hopeless Records. Nel corso degli anni la band ha venduto oltre 60.000 dischi e oltre 300.000 singoli.

Dopo varie peripezie di alcuni componenti della band, siamo giunti all’uscita di questo album composto da dieci tracce che hanno in comune il genere molto melodico, poco rock, molto pop e commerciale. La parte vocale non è male, decisamente buona nel contesto melodico a cui si affaccia. La parte musicale si sposa con la parte vocale senza eccedere in alcun brano.

Certo ci sono brani come Live Forever che ti illudono inizialmente, sei li aspetti che quel breve attimo carico proceda, ma non riesce ad andare oltre, in fin dei conti sarebbe come aspettarsi una ballata da un gruppo brutal.

Quindi se vi aspettate brani da headbanging avete sbagliato album, questo è ottimo per un viaggio breve con qualche amico, per fare il figo con la tipa di turno, ma lì ci fermiamo.

Sicuramente può essere un buon prodotto commerciale che riesca ad attirare nuove generazioni le quali credono che due colpi di batteria un po’ più forti rendano un brano rock, per gli altri sicuramente li invito a dare un ascolto ad altro.





 

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The Dangerous Summer: recensione disco omonimo il 9 aprile 2018 votato 2.0su 5
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