A Perfect Circle
Eat the Elephant
(BMG)
rock, alternative rock
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Dopo quasi 15 anni di astinenza da nuove canzoni, tornano i A Perfect Circle di Maynard James Keenan e Billy Howerdel col nuovo Eat the Elephant.
Il parto si deve soprattutto alla mediazione e alla caparbietà del produttore Dave Sardy, che ha circondato i nostri di vecchi e nuovi amici, James Iha (ex Smashing Pumpkins) su tutti, ed è riuscito a distrarre Keenan dai suoi ritmi lenti, conquistati a fatica e ormai spesi prevalentemente in ambito enologico (produce vino!) tra Arizona e Italia.
L’elefante del titolo è il Partito Repubblicano, ma Eat the Elephant non è un disco esplicitamente politico, almeno non in senso stretto, quanto invece una lunga riflessione sulla spersonalizzazione causata dall’inseguimento dei livelli produttivi imposti da un mondo sempre più frenetico.
Gli A Perfect Circle del 2018 si prendono tutto il tempo di cui hanno bisogno per mettere in scena un universo musicale cupo, lento, a tratti maestoso, ricco di citazioni, un’alternative rock atmosferico e denso.
Kraftwerk, Depeche Mode, Cure, Orchestral Manouvres in the Dark, Smashing Pumpkins, Pink Floyd, Porcupine Tree: sono solo alcune delle band di cui si trovano tracce sparse qua e là in Eat the Elephant (degli OMD, Enola Gay viene accennata esplicitamente dalla chitarra in So long, and thanks for all the fish, che parla proprio di olocausto nucleare).
Piacevolmente incoerente, Eat the Elephant è un album che si lascia ascoltare e riascoltare volentieri, lontano anni luce da quello che fa musicalmente tendenza oggi e forte di una sostanza che se ne frega di tutto e tutti e destinata a rimanere attuale per tanti anni ancora.
P.S.: anche i Tool stanno per partorire un nuovo album… quando tanto e quando niente. Sigh.
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