Planet Funk
Bloom
(Wisemama)
dance, pop, elettronica
È un gradito ritorno quello dei Planet Funk, il quartetto italo-britannico che ha dominato le classifiche dance tra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila. Dopo l’ultima prova discografica, The Great Shake (2011), la band torna con Blooom, album anticipato dal singolo Feel Everything: un assaggio riuscito, dal profumo di nostalgia buona, tra tappeti dance, synth avvolgenti ed echi di elettronica anni ’80.
The World Ends prosegue su coordinate decisamente eighties, evocando — forse involontariamente — i migliori Depeche Mode. Che fosse o meno nelle intenzioni di Dan Black e soci, il risultato funziona, grazie a un equilibrio solido tra immediatezza pop e raffinatezza elettronica.
Nights in White si apre con un synth brillante che sembra invitare a sfrecciare in una decappottabile bianca lungo le strade di Miami: spensieratezza pura, musicale ed estetica, forse proprio ciò che serve in tempi così cupi e complessi.
Con There’s a Stranger e The Lost Soul si rischia un leggero effetto di ripetizione, ma la qualità produttiva e la voce riconoscibile di Black mantengono alta l’attenzione. Rolling Dice e soprattutto You’re Not Alone riportano invece l’ascolto verso il dancefloor, con groove pensati per far dimenticare, almeno per qualche minuto, le preoccupazioni quotidiane.
A chiudere il disco è Family Reunion, che non si discosta molto dal mood generale dell’album, ma offre uno spazio ideale alla vocalità di Dan, capace — soprattutto nei passaggi più rarefatti e nel ritornello — di evocare i momenti migliori della sua espressività.
In definitiva, Blooom non è un disco destinato a riscrivere la storia del pop elettronico, né si allontana troppo dalle coordinate sonore a cui i Planet Funk ci hanno abituato. Ma resta una prova solida, coerente e piacevole: una conferma di qualità per una band che continua a muoversi con sicurezza nel panorama della musica dance internazionale.
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