Pinkshift
Earthkeeper
(Hopeless Records)
Il trio del Maryland Pinkshift torna con Earthkeeper, un album che segna una svolta definitiva nel percorso artistico della band. Dopo il debutto Love Me Forever del 2022, Ashrita Kumar (voce), Paul Vallejo (chitarra) e Myron Houngbedji (batteria) hanno abbandonato completamente le sonorità pop-punk che li avevano inizialmente caratterizzati, abbracciando un suono decisamente più maturo e aggressivo.
Il concept dell’album nasce da un’esperienza quasi mistica vissuta dalla band durante una pausa tra concerti nel 2023. L’incontro con un’imponente sequoia caduta ha ispirato non solo il titolo, ma l’intera filosofia che permea le dodici tracce del disco. Earthkeeper – letteralmente “custode della terra” – rappresenta un essere spirituale che riflette la coscienza universale e protegge l’esistenza stessa.
Questa dimensione spirituale si traduce musicalmente in un album che “scoppia dalle cuciture” di riff potenti, emozioni intense e concetti profondi. I temi affrontati spaziano dall’ansia esistenziale alla ricerca del proprio scopo nella vita, dalla perdita alla speranza, il tutto filtrato attraverso una lente che osserva il collasso delle certezze moderne.
La crescita artistica dei Pinkshift è evidente già dalle prime note di Love It Here, brano di apertura che stabilisce immediatamente il nuovo territorio sonoro della band. L’esperienza live accumulata negli ultimi anni ha permesso al trio di assorbire influenze diverse e più pesanti, in particolare dai britannici Loathe e dagli americani Knocked Loose.
Paul Vallejo ha integrato la chitarra baritona nel proprio arsenale, esplorando accordature più gravi che conferiscono al suono una profondità e una pesantezza prima assenti. Questa scelta tecnica si rivela fondamentale nell’economia generale dell’album, creando un muro sonoro denso e avvolgente che sostiene perfettamente le melodie vocali di Kumar.
Tra i brani più riusciti spicca Spiritseeker, che incarna perfettamente lo spirito dell’album con la sua alternanza tra momenti di introspezione e esplosioni di energia pura. Evil Eye e Don’t Fight mostrano invece la capacità della band di mantenere accessibilità melodica pur nell’ambito di un suono più aggressivo.
La sezione centrale dell’album, che include Patience, Blood e Freefall, rappresenta il cuore emotivo del disco, dove le tematiche esistenziali trovano la loro espressione più compiuta. Kumar dimostra una maturità vocale notevole, passando con naturalezza da passaggi melodici a esplosioni più aggressive.
Gli arrangiamenti mostrano una maggiore complessità rispetto al passato, con dinamiche più articolate che mantengono alta l’attenzione dell’ascoltatore per tutti i 40 minuti di durata dell’album.
La batteria di Houngbedji emerge come elemento fondamentale, fornendo una base ritmica solida che sa quando farsi sentire e quando lasciare spazio agli altri strumenti. La sezione ritmica nel complesso risulta molto più affinata rispetto al debutto.
Earthkeeper rappresenta una dichiarazione d’intenti chiara: i Pinkshift non hanno intenzione di rimanere intrappolati in etichette che sentono strette. L’album funziona sia come evoluzione naturale del percorso della band, sia come punto di partenza per future esplorazioni sonore.
Il messaggio finale di Kumar – “cercavo di ispirarti a interessarti, ne vali la pena” – riassume perfettamente lo spirito dell’album: un invito all’empatia e alla cura reciproca in un mondo che sembra aver perso questi valori. Per gli appassionati di rock alternativo e post-hardcore, Earthkeeper rappresenta una delle proposte più interessanti del 2025.
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