Ossi: recensione disco omonimo

Nistri e Tilli dei Deadburger insieme ad Appino (Zen Circus) e Dorella (Bachi di Pietra): Ossi è un cineracconto degli ultimi 20 anni tratto da fatti di cronaca politica e mondana. Un W l’Italia in chiave psychedelic rock.

Ossi

s/t

(Snowdonia Dischi / Audioglobe)

psichedelic rock, garage,

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Vittorio Nistri e Simone Tilli suonano già insieme nei Deadburger, art rock band toscana con all’attivo diversi album. Le notizie di cronaca e di politca del nostro Bel Paese li stimolano a decifrare una psichedelia nazionale fatta di persone immerse in una commedia surreale. Decidono di affrontare questo loro progetto collaterale col monicker di Ossi, abbracciando la scena garage/psych tra elettronica, sperimentazione e teatralità, realizzando un concept album sulla nostra esistenza ricolma di insensatezze.

La commedia di cui parlavo inizia proprio con Ventriloquist Rock, introdotto da voci di protesta riprese da comizi elettorali all’indirizzo dei signori che siamo appena andati a votare, con la riconoscibile voce presa a prestito di un Salvini “preoccupato da papà prima che da cittadino italiano”. Da Ricariche sentiamo alla chitarra acustica Andrea Appino degli Zen Circus, che ha collaborato nella maggior parte delle canzoni alla registrazione del disco, un brano di cronaca del 2008 di ragazzine che scambiarono favori sessuali in cambio di ricariche telefoniche.

I loro riferimenti musicali appartengono alla scena composta da artisti come Gong, Soft Machine , Reverend Beat Man, Julian Cope, Fuzztones, Monks, Frank Zappa e ne nasce un grande disco in italiano pieno di freakitudine, come lo definiscono loro. Gli Ossi sono dei psycho-storytellers che musicano fatti di cronaca come Toy Boy (una moglie trevisana che simula una finta rapina per pagarsi l’amante), ad ascoltare il disco sembra molto divertente, rock, corale, pieno di citazioni e ha l’aria di essere un feroce musical dissacrante sulla nostra Italietta.

 

In Hasta la Sconfitta Siempre il bersagliato di turno è Renzi che usò la DeLorean per una sua campagna elettorale, famosa per il film Ritorno al Futuro ma che in quanto mezzo di trasporto commerciale fu un flop di vendite. Si riportano le esternazioni ridicole di personaggi indimenticabili come l’assessore alla sanità lombarda Gallera e la sua idea di contagio tra due persone mentre c’è anche il parroco di Lerici, che giustificava il femminicidio perché colpa delle scollature e minigonne. Miss Tendopoli riporta la puntata di Forum con una falsa terremotata aquilana che incensava gli aiuti mirabolanti del governo Berlusconi.

L’uso dell’elettronica è di contorno, arrangiando i brani senza che le chitarre perdano il loro ruolo primario, e per di più in maniera naturale, come i vocalizzi di Tilli utilizzati in Lei è Grunge, lui Urban Cowboy, o in Ricariche troviamo campionamenti registrati da batterie acustiche e linee vocali a volte riprese dai telegiornali o dalle registrazioni amatoriali finite su Youtube.

Gli Ossi amano i primi anni Settanta sperimentali e realizzano due cover, Monk Time dei The Monks e Out Demons Out della Edgar Broughton Band, utilizzando i loro campionamenti fatti in casa. La copertina del disco è un’opera del grande fumettista Andrea Pazienza, l’interno del booklet è ispirato alle riviste di controcultura come Frigidaire disegnati apposta dal genovese Ugo Delucchi. Oltre ad Appino è presente anche Bruno Dorella dei Bachi di Pietra e Dome la Muerte dei Cheetah Chrome Motherfuckers e Not Moving, band che diedero i natali all’hardcore punk nostrano.

Un album irriverente e molto piacevole, una bella sorpresa, sicuramente caotico ma elettrizzante, che bisogna ascoltarlo attentamente per comprenderne il senso. Difficile scrivere di questo concept album che ritengo davvero perfetto per un film sull’ultimo ventennio. Manca solo Wanna Marchi che nel frattempo è andata in onda in una docu-serie su Netflix.

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Luca Paisiello
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