Oslo Tapes
Lăst Comet
(Worst Bassist, Golden Robot, Grazil)
post-rock, psichedelia, kraut rock
Il collettivo abruzzese Oslo Tapes, guidato da Marco Campitelli, torna con un lavoro che si propone come una delle espressioni più convincenti della scena avant-kraut-gaze europea. Låst Comet rappresenta molto più di un semplice quarto capitolo discografico: è un manifesto sonoro che ridefinisce i confini tra sperimentazione rituale e immaginario cosmico.
Il titolo stesso racchiude una duplice natura linguistica: in norvegese significa cometa bloccata, ma foneticamente richiama l’inglese lost comet, cometa perduta. Questa ambiguità semantica si riflette perfettamente nella musica, sospesa tra ancoraggio terrestre e deriva interstellare, tra struttura compositiva e dissoluzione psichedelica.
Il disco nasce da un anno di sperimentazione e collaborazione internazionale, con dieci tracce scritte e arrangiate da Marco Campitelli e Stefano Micolucci. Ma la vera svolta creativa risiede nell’espansione della formazione e nell’integrazione della voce di Emilie Lium Vordal, polistrumentista norvegese che intreccia il suo timbro con quello di Campitelli creando un amalgama vocale androgino e soprannaturale.
Sul piano produttivo, Låst Comet vanta una squadra di prim’ordine. Amaury Cambuzat dei faUSt e Ulan Bator si occupa di produzione e missaggio, mentre James Aparicio, celebre per i lavori con Depeche Mode e Mogwai, firma il mastering. Il risultato è un suono stratificato e potente, dove le temperature sonore oscillano continuamente tra calore analogico e freddezza digitale, tra intimità sussurrata e potenza rituale.
L’apertura affidata a Inhuman Witch stabilisce immediatamente le coordinate estetiche dell’opera: un suono simile a una macchina in fase di spegnimento, la distorsione metallica di un macchinario lanciato oltre l’atmosfera terrestre introduce l’ascoltatore in una dimensione altra. I sintetizzatori esoterici dialogano con chitarre liquide e acide, mentre pattern ritmici metronomici creano trance ipnotiche che rimandano alla grande tradizione kraut tedesca dei Can, Neu! e Faust, ma riletta attraverso una sensibilità contemporanea.
Le influenze artistiche di Oslo Tapes affondano profondamente nel krautrock classico, ma l’album dimostra una capacità di sintesi che va ben oltre la reverenza verso i maestri del genere. In brani come Pyramid Shape emergono i glitch e i colori fantascientifici della scuola dei Tangerine Dream, integrati con ritmi tribali e canti salmici nella loro ripetizione. La componente new wave si intreccia con derive space ambient, mentre le geometrie post-rock vengono distorte da linee di basso fluide e ipnotiche.
Analemma rappresenta uno dei momenti cardine del disco, dove l’alchimia vocale tra Campitelli e Vordal raggiunge vette espressive notevoli, creando un unicum che aleggia come presenza onnisciente sull’intera opera. La capacità del gruppo di modulare intensità e atmosfere emerge con chiarezza nel percorso del disco: dopo i picchi frenetici e le accelerazioni tribali, Quasistar offre un’oasi atemporale ed onirica, con la voce effimera di Emilie Lium Vordal che fluttua su chitarra liquida in un paesaggio fatto di nebulose ed echi vellutati.
L’approccio compositivo privilegia la costruzione di tessiture sonore complesse dove ogni elemento trova il proprio spazio nel campo stereofonico. Le distorsioni non sono mai gratuite ma funzionali alla creazione di atmosfere evocative, mentre l’uso dei nastri magnetici e delle macchine analogiche conferisce al suono una profondità organica che bilancia le componenti elettroniche più spigolose.
Sul piano tematico, Låst Comet esplora territori esistenziali ed esoterici attraverso un linguaggio astratto ma potentemente evocativo. Le dieci composizioni non raccontano una storia lineare ma delineano piuttosto un percorso iniziatico tra visioni cosmiche e introspezione, dove la dimensione rituale della musica diventa veicolo di trasformazione percettiva.
La collaborazione con il produttore Amaury Cambuzat si conferma elemento distintivo della proposta degli Oslo Tapes, portando avanti un sodalizio artistico che ha caratterizzato l’evoluzione del progetto sin dai primi lavori. L’esperienza trentennale di Cambuzat nel dominio kraut e avant-rock si percepisce nella cura maniacale per i dettagli sonori e nella capacità di mantenere coesione compositiva pur nella libertà sperimentale.
Låst Comet si pone come lavoro di maturità per Oslo Tapes, capace di sintetizzare le ricerche degli album precedenti e di proiettarle verso nuovi orizzonti espressivi. La componente psichedelica si fonde con rigore strutturale, l’astrazione convive con groove ossessivi e concreti, la deriva cosmica trova ancoraggio in ritmiche tribali primordiali.
Per chi cerca nell’avanguardia europea contemporanea proposte autentiche e visionarie, capaci di rileggere tradizioni consolidate senza nostalgie sterili, questo disco rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. Oslo Tapes dimostra come il krautrock possa ancora essere terreno fertile per sperimentazione e innovazione, purché affrontato con competenza tecnica, onestà artistica e coraggio visionario.
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