oodal: recensione di Vivere le vite degli altri

La band toscana oodal torna con il secondo album a due anni di distanza dal debutto, Vivere le vite degli altri. Questo nuovo lavoro rappresenta una maturazione sonora e concettuale, frutto di un'intensa riflessione creativa.

oodal

Vivere le vite degli altri

(Santeria)

dream pop, pop, experimental


La band toscana oodal torna con il secondo album a due anni di distanza dal debutto, Vivere le vite degli altri. Questo nuovo lavoro rappresenta una maturazione sonora e concettuale, frutto di un’intensa riflessione creativa nata durante un ritiro in montagna dove il quartetto ha potuto confrontarsi direttamente con la natura circostante.

Fin dal concepimento, l’album si posiziona come un’indagine profonda sull’identità personale e su come questa si forma attraverso le influenze delle persone che ci circondano. Il titolo stesso sintetizza la filosofia progettuale: il viaggio verso l’autodefinizione passa inevitabilmente attraverso la consapevolezza di cosa significhi perdere, trasformare e reinterpretare elementi fondamentali della propria esistenza.

L’assetto musicale del gruppo combina elementi provenienti da universi distinti ma complementari. Gaia alla voce, Edo con le ritmiche elettroniche e sintetizzatori, Fabio al basso acustico e basso sintetico, e Antonio alle chitarre creano una miscela che affonda le radici nel post-rock contemporaneo, integrandosi con texture elettroniche sofisticate e atmosfere dream pop. La scelta dei suoni richiama l’eredità di band come i Radiohead, dove l’utilizzo strumentale diviene narrativo, e quella del dream pop europeo più introspettivo, con echi di movimenti che hanno valorizzato l’empatia emotiva attraverso la sperimentazione timbrica.

Il nome del gruppo, ispirato alla parola tamil oodal che descrive il gioco delle parti fra due amanti, già suggerisce questa tensione dinamica fra elementi contrapposti che trovano risoluzione in un nuovo equilibrio. Questa filosofia permea Vivere le vite degli altri in ogni suo aspetto arrangiativo e compositivo.

A differenza di molti progetti musicali contemporanei, questo album affonda le radici in un processo creativo altamente intenzionale. I testi provengono dalle pagine di appunti e riflessioni personali della cantante Gaia, successivamente elaborati, modificati e reinterpretati dai quattro musicisti. La scelta di questo approccio collaborativo ha comportato che l’arrangiamento non fosse sempre un supporto alle parole, ma talvolta il protagonista intorno al quale il testo stesso acquisiva forma e significato.

L’album è strutturato come un percorso concettuale attraverso nove tracce che affrontano tematiche di identità, perdita e ricerca di sé. I titoli stessi, da Murakami a Étretat, da Freezing a Siamo Liberi, suggeriscono una geografia emotiva che spazia dal nostro universo interiore a spazi geografici reali, trasformati in metafore di stati d’animo.

La registrazione e il missaggio presso il Blue Moon Studio di Firenze, affidati a Samuele Cangi e Tommaso Giuliani, ha garantito una qualità sonora sofisticata e consapevole. Il master realizzato da Niccolò Caldini al Tea Room Mastering completa una filiera produttiva che mantiene alta l’attenzione ai dettagli. Questa cura consente alle dinamiche dell’album di respirare naturalmente, evitando il sovra-processamento che caratterizza spesso la musica contemporanea.

Con questa uscita, oodal conferma la propria collaborazione con Santeria Records, storica etichetta fiorentina che nel suo catalogo vanta nomi come Perturbazione, Offlaga Disco Pax, Nada e Paolo Benvegnù. L’album rappresenta una continuità nella ricerca artistico-musicale della label, volta a valorizzare progetti che privilegiano l’autenticità espressiva rispetto alle logiche di mercato standardizzate.

Vivere le vite degli altri emerge dunque come un progetto maturo, consapevole della propria identità sonora, capace di offrire profondità emotiva senza cedere alla retorica sentimentale. Un album per chi ascolta la musica come percorso di conoscenza di sé stessi e degli altri.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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