NoiseBreakers: recensione disco omonimo

Noisebreakers è un progetto interessante, che unisce il passato (rock, blues, psichedelia) con le giuste produzioni moderne che dovrebbero avere tutti i dischi.

Noisebreakers

s/t

rock, psichedelia, blues

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noisebreakersL’unione fa la forza e dunque ecco che il chitarrista di Luca Carboni e Vasco Rossi, al secolo Vince Pastano, ha deciso di collaborare con il cantante Tony Farina, dando origine a un progetto molto tradizionale dal monicker Noisebreakers.

Sono otto le canzoni che si trovano all’interno di questo omonimo esordio che spaziano dal rock più tradizionale al blues, passando anche per territori impervi come il folk e l’ambient.

L’opener A Little Higher è un bel biglietto da visita che ci presenta il duo, dal momento che è un pezzo molto hard e dalle venature zeppeliniane, ma con una produzione che guarda al futuro e non al passato.

Don’t You Wanna That è di diverso colore, nel senso che risulta essere rallentata, ma con riferimenti tradizionali al rock n roll, sebbene ci sia un ritornello solare ed energico.

Le reminiscenze classiche si respirano in tutto il disco e non è un caso che anche i Pink Floyd vengano chiaramente passati al setaccio da un punto di vista delle atmosfere alla The Dark Side Of The Moon con la sognante You’re Always There.

Dopo l’intermezzo Dead Calm Sea, si vira verso gli anni settanta con l’estratto migliore di questo album, ovvero The Sinner, in cui si avvertono echi nel cantato che rimandano ad Alice Cooper, mentre da un punto di vista del sound è come se si fondessero in una sola anima gli Zz Top del nuovo millennio e i mitici Soundgarden. Insomma, un mix decisamente esplosivo ed entusiasmante.

Il blues più vero si ritrova in Suicidal Queen, in cui traspare tutto il mestiere chitarristico di Pastano.

A chiudere il discorso, tralasciando il breve finale strumentale di Abyss, ci pensa la cupa I Loved You che è un omaggio, neanche troppo velato, alla tradizione cantautorale americana degli anni che furono.

Tirando le somme, si può tranquillamente affermare come Noisebreakers sia un progetto interessante, che unisce il passato con le giuste produzioni moderne che dovrebbero avere tutti i dischi (al mix c’è Marc Urselli che nella sua carriera professionale ha vinto “solo” tre Grammy).

Si spera che il binomio tra Pastano e Farina possa andare avanti con il tempo e non fermarsi a questo esordio molto convincente.

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Francesco Brunale
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