Nero Kane: recensione di Of Knowledge and Revelation

Il mondo di Nero Kane è fatto di preghiere, di raccoglimento, di romanticismo e nichilismo, è immerso in un colore grigio.

Nero Kane

Of Knowledge and Revelation

(Subsound records)

neofolk, ambient, post-rock

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Ci sono album che possono essere ascoltati nel pieno di una giornata lavorativa e altri che invece necessitano di qualcosa di diverso, perché hanno bisogno che la mente e il cuore siano aperti ad accogliere ciò che l’artista vuole comunicare.
C’è bisogno quindi di trovare il giusto tempo e luogo dell’anima, non bisogna avere né scadenze e né fretta, perché si sa quest’ultima è sempre una cattiva consigliera.

Of Knowledge and Revelation, di Nero Kane (al terzo album in studio) è un lavoro tanto solenne quanto intriso di sacralità e misticismo.

Non è qualcosa da ascoltare distrattamente in auto, bensì un’opera da vivere, da sognare, da pasteggiare lentamente, come un vino antico per assaporarne tutti i sapori.

L’attenzione che richiede è la stessa che si ha nell’ammirare una bella chiesa o un bel dipinto.  Senza frenesia ma con tutti i chakra aperti ad accogliere tutte le varie sfumature del quale è intriso. Le atmosfere, rarefatte, malinconiche e angoscianti ci riportano al folk apocalittico dei Current 93, alla desolazione di Nico, quella di Marbel index e di desertshore, e all’inquietudine degli Swans.

Tanti elementi da mettere insieme per creare un giusto equilibrio. Nero Kane ci riesce bene regalando un sound barocco e sospeso scandito dalle note rimbombanti dell’organo e dagli arpeggi desertici della chitarra che caratterizzano l’intero LP.

Le Tastiere evocano gli inverni più freddi, trafiggono e riverberano il lamento del canto in maniera quasi liturgica. Un Disco tanto enigmatico quanto desolato e lugubre. Non ci sono singoli ma un continuum tra un brano e l’altro che accompagnano l’intero “pellegrinaggio” .

Essere bravi musicisti è un conto ma essere artisti è un altro, significa far permeare il proprio mondo verso lo spettatore, ed essere in grado di rapirlo anche solo per 50 minuti. Nessun esercizio di stile qui, non un bell’arpeggio di chitarra o un bell’aggiunta di organo ma un mondo che si costruisce man mano che i minuti scorrono.

 

Il mondo di Nero Kane è fatto di preghiere, di raccoglimento, di romanticismo e nichilismo, è immerso in un colore grigio dei testi che, esplorano i meandri dell’esistenza andando a scavare nel significato del dolore e della morte.

Ho sempre sostenuto e apprezzato con fermezza che l’immagine e la credibilità di un gruppo sia nella sua totalità, nel senso che un artista che sia davvero completo cura tanto i suoni dei propri strumenti quanto l’immagine stessa che vuole rimandare allo spettatore. In questo senso risulta di fondamentale importanza la scelta degli abiti di scena e la presenza sul palcoscenico nonché anche le immagini da associare alla copertina.

In Nero Kane l’intera immagine che ne deriva è non solo credibile, ma anche particolarmente matura e centrata. Of Knoledge of revelation risulta anche più personale e contaminato rispetto ai loro lavori precendenti che, pur essendo validi, mostravano un’adesione maggiore ai miti di riferimento.

Agli ascoltatori dico prendetevi il giusto momento per degustare bene questo progetto; andate a ricercare i loro video e godete dei loro live. Che non si usi un approccio superficiale, perché questo è un album senza tempo ed è lui stesso a prenderselo; lo esige.  Solo in questo modo sarete portati a capire l’estrema ricerca e accuratezza che si cela dietro questo progetto e godere così del fascino che emana.

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Simona Pietrucci
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