Movements: recensione di Happier Now

Al quarto lavoro sulla lunga distanza, in Happier Now Patrick Miranda e soci presentano un disco che, continuando percorrere i sentieri del disagio esistenziale e psicologico, sembra voler stemperare l'aggressività del post hardcore con una certa attitudine pop.

Movements

Happier Now

(Fearless Records)

emocore, post hardcore, pop


Un’affermazione? Una domanda? Il dubbio resta, ma comunque di felicità in questo quarto disco dei Movement non è che se ne trovi poi granché, anzi.

A prevalere, nei testi scritti dal frontman Patrick Miranda, è la sensazione di essere fuori posto, inadeguato, in qualche modo sbagliato, i rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato, il disagio esisenziale e psicologico di chi tra l’altro ha avuto una diagnosi di disturbo ossessivo – compulsivo, oltre a depressione e altre vicissitudini.

Viste le premesse, non meraviglia che la band nata nel 2015 in quel di Rancho Santa Margarita, California, sia finita tra le fila di quel filone più votato all’intensità emotiva che ormai da un bel pò di tempo e con alterne vicende si è ritagliato un suo rilevante spazio tra le filiazioni dell’hardcore.

Ecco allora che le dodici tracce di Happier Now si snodano all’insegna di un copione abbastanza consueto, in cui i suoni dominati dall’effetto di riempimento dei muri di chitarra, mentre a trainare il mood è un cantato sul filo della malinconia, a tratti con momenti di rabbia che però non vanno eccessivamente sopra le righe. Momenti di calma comunque ce ne sono pochi.

Il tutto poi mostrando, almeno apparentemente, la volontà di conservare una certa dimensione pop, contenendo la durata dei pezzi e dandogli una struttura abbastanza canonica, al punto che nel procedere dell’ascolto si fa strada una certa sensazione di ripetitività e prevedibilità.

I Movements danno voce e suoni al disagio e al disorientamento che una volta si limitavano alla fase adolescenziale e che oggi si è ampiamente allargato agli over 20 e a volte pure oltre, sempre sul filo del disincanto e della delusione, frustrati per non riuscire a ottenere una serenità che tutto sommato dovrebbe essere a portata di mano, ma che si vedono costantemente negata.

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Marcello Berlich
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