Motta: recensione di La musica è Finita

Al quarto disco, Francesco Motta ama perdersi nell’elettronica, analizzando le incognite terrene che ci bloccano dal realizzare quello che davvero sentiamo di fare.

Motta

La musica è Finita

(Sugar / Universal Music)

canzone d’autore

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La Musica è Finita, nuovo album di Motta, nasce da un difficile periodo dovuto ad aspettative non ripagate e l’artista ha voluto ripartire sfornando 10 nuovi brani comprensivi di una ricerca sonora attraverso le meraviglie dell’elettronica. Dopo Targhe Tenco e apprezzamenti da pubblico e critica, partecipazione a colonne sonore di film, collaborazioni come quella con gli Zen Circus in Caro Fottutissimo Amico, Motta si sente “come aver fatto un trasloco e di rimettere a posto le cose”.

Forse perché Semplice, disco del 2021, l’ha lasciato in un certo senso svuotato, e quindi per Francesco era necessario un nuovo cambio di rotta, accantonando fragilità, incertezze e apprestandosi a trovare un nuovo carico di energia. Qui viene in aiuto il lavoro di Mauro Refosco, percussionista di David Byrne e dei Red Hot Chili Peppers, e del produttore Tommaso Colliva, oltre ad altri colleghi che hanno offerto idee per modellare i suoni nelle diverse tracce.

Il titolo del disco paradossalmente non punta il dito su una scena musicale nostalgica che non c’è più, ma invita alla liberazione dalle solite convenzioni. L’album fotografa piccole storie e situazioni che possiamo vedere nella vita di tutti i giorni, dalle Anime Perse in cerca di momenti di amore, a dover fare qualsiasi cosa Per Non Pensarci Più, nascondendoci in ruoli secondari per non esporci più di tanto, in un mondo che fa paura e di cui non possiamo avere il controllo degli eventi. E’ questo il filo conduttore di un album che non è pessimista, ma che esplora le nostre apprensioni e ci sprona a fare le cose senza farsi troppe seghe mentali.

Anche in questo album arrivano le collaborazioni di amici musicisti, a partire da Willie Peyote in Titoli di Coda, Emma Nolde ai cori (di cui Motta è stato produttore), Jeremiah Fraites degli americani Lumineers in Scusa, Danno del Colle der Fomento e la giovanissima Ginevra. In Alice, dedicata alla sorella, troviamo la collaborazione di un altro cantautore, Giovanni Truppi, mentre La Musica è Finita è stata scritta con Bianconi dei Baustelle, brano che dal vivo sarà trascinante.

L’obiettivo principale del polistrumentista era quello di non replicare quanto già fatto nei dischi precedenti, ma sperimentare le sonorità elettroniche di cui è ricolmo il disco, e una mano gliel’ha ispirata la serie TV Euphoria, rapito dalla sua colonna sonora. Il punto più alto arriva con Quello che Ancora Non c’è, dimostrando la vena poetica di questo musicista capace di scrivere piccoli gioielli anche solo con un semplice voce e pianoforte. Nel complesso siamo di fronte ad un album di passaggio, in cui chi ha apprezzato il Motta dei “Ventanni” ora dovrà fare i conti con la sua ispirazione ritrovata nella musica elettronica, pur non dimenticando i suoi esordi busker, mai sopiti.

Sito web: mottasonoio.com

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