A Modern Way To Die
Pulse and Treatment
(SeaHorse)
shoegaze, post-punk, wave
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Cambiano gli umori, ma non cambia il mood prodotto dai catanesi A Modern Way to Die. Pulse and Treatment si muove in territori post-punk, wave, shoegaze, ciondolando e vibrando a testa bassa anche grazie a massicce dosi di electro.
La voce sembra arrivare direttamente da un disco dei Joy Division e/o da altri dei PIL, certe accoppiate basso-tastiere dagli Ultravox, altro ancora dagli Slowdive. Ma ricondurre l’avventura musicale dei A Modern Way to Die a una specie di modernariato anni ’80 è ingiusto, dato che i “nostri” saccheggiano sì a piene mani l’esaltante periodo “dark”, ma anche e soprattutto ci mettono del loro nel misura in cui manifestano una sensibilità pop che mitiga le asprezze tipiche di alcune band di trent’anni fa.
Nonostante da tempo si ventili un revival del grunge, questo continua a non arrivare a vantaggio di un perseverare di sonorità oscure e ritmi ossessivi; sono vittime di questo reflusso – che proprio non ne vuole sapere di spegnersi – anche i A Modern Way To Die. È vero che il loro disco è piacevolissimo e si ascolta volentieri da She Walks a Feel into the Void, ovvero dall’inizio alla fine, con qualche punta di eccitazione (Flow, ad esempio, che tracima in territori cari ai Bauhaus). La domanda è cosa rimarrebbe di una band come questa se spogliata da un’estetica sonora che anagraficamente oltretutto non gli appartiene.
Infatti, che vi scrive in quegli anni sfogava i turbamenti della sua (tardo)adolescenza proprio con questi generi musicali e con un disco come questo si diverte da matti col “gioco delle citazioni”; ma i più giovani, quelli decisamente più giovani, nonostante la buona fattura di Pulse and Treatment… ho qualche dubbio che possano subire la fascinazione di scariche elettriche, drum machine, feedback e quintali di effetti per chitarra, voce nervosa e basso fendente a mannaia, ovvero gli ingredienti che usano i A Modern Way To Die.
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