Matrioska Social Club: recensione disco omonimo

I Matrioska Social Club arrivano finalmente all'album, un disco omonimo che può lasciare un bel segno all’interno del panorama alternativo italiano.

Matrioska Social Club

s/t

(R)esisto

alternative

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Il progetto Matrioska Social Club, in piedi da tanti anni, ma arrivato sulla lunga durata solo ora, è decisamente allettante ed interessante. È un bel condensato di musica alternativa, figlia degli anni novanta, che si riversa abilmente nelle orecchie di chi ha la fortuna di incontrare un lavoro come questo, creato ad arte da un duo di origine salentine che non si vergogna di essere ancorato ad un passato che rimane troppo bello per essere dimenticato.

Dai momenti tipicamente alla Queens Of The Stone Age di Freak, alla freschezza melodica dell’opener Alibi, ci si rende immediatamente conto di come sia tanta la carne a cuocere che la band vuole offrire a chi ha voglia di scottarsi con questo cibo caldo e speziato.

Ext è un piccolo omaggio al grunge nudo e crudo di gente come Tad e Mudhoney, mentre in Scimmie Metropolitane la tensione si abbassa. Le melodie partono basse e piene di echi marleniani, salvo poi svilupparsi in un un sound più grasso, quasi corposo.

In Regina Cadente si ritorna a viaggiare e a correre forte con la chitarra che caccia dal cilindro uno di quei riff che rimangono ben impressi nella testa. Le melodie sono trasversali, ma risultano, comunque, efficaci e piene di forza compulsiva.

Sul finale il livello rimane tremendamente alto e, altresì, corrosivo. Ci sono chiari riferimenti agli Afterhours (Giocodei), anche se è la conclusiva Stupidi Eroi, con quel suo andamento malinconicamente blues, a certificare il valore di un album che può, sinceramente, lasciare un bel segno all’interno del panorama alternativo italiano.

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Francesco Brunale
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