Madness At Home
Shoelace
(Overdub)
grunge
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La prima cosa che balza all’occhio, o meglio all’orecchio, quando si ascolta Blue Dye Suicide, la prima canzone che apre Shoelace, il disco dei romani Madness At Home, è la forte reminiscenza o parentela (fata voi) con i Nirvana più aspri, ovvero quelli che sono a metà tra Bleach ed alcune perle presenti in In Utero (vedi Milk It o Scentless Apprentice).
Si tratta di una clamorosissima mazzata sui denti che funge da vero e proprio biglietto da visita che il trio presenta con un certo “garbo” a chi si cimenta con la loro materia ostica e insidiosa.
Il resto del disco non si discosta da quanto anticipato, perso come è tra richiami, più o meno, palesi a Jesus Lizard (Waste) e Shellac.
Non ci sono spazi per virtuosismi, ma solo per bordate sonore che vengono urlate a pieni polmoni da Pietro Zaccari.
Il richiamo ai primi anni novanta e a certe produzioni tipiche di una mitica casa discografica come la Touch And Go abitano qui dentro e, sinceramente, è un bel piacere ammirare questa band che suona con totale passione e dedizione nei confronti di modelli che sono rimasti tali a distanza di oltre trent’anni.
Le melodie, come è chiaro e comprensibile, sono soffuse o leggermente percettibili, ma questo è un aspetto su cui si può chiaramente lavorare per il prossimo futuro.
Riuscire a mantenere questa rabbia infernale e aggiungerci quei colpi di genio melodici che erano tipici del buon Cobain, significherebbe svoltare per il futuro.
Vediamo se i Madness At Home accetteranno questa sfida intrigante. Per ora sono promossi con un bel sette. Per un voto maggiore, si passi all’incasso con il prossimo disco che dovrà uscire (ce lo auguriamo per loro) da certi connotati underground, il che, chiaramente, non deve essere visto come un disonore.
https://www.facebook.com/RealMadnessAtHome/
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