Kiwi Cave: recensione di Fabulario

Kiwi Cave - Fabulario: quando il progressive incontra la narrativa contemporanea. I Kiwi Cave dimostrano invece che esiste ancora spazio per un rock ambizioso, colto, ma accessibile.

Kiwi Cave

Fabulario

(Keystune Records)

progressive, rock, psichedelia

 


Il trio romano dei Kiwi Cave torna con il loro album di debutto Fabulario, un concept che conferma la maturità artistica raggiunta dal gruppo formato da Giacomo Gagliardini alla chitarra, Francesco Saverio Chiapperini al basso e voce, e Leonardo Arena alla batteria

Prodotto da Larsen Premoli presso i RecLab Studios di Milano, Fabulario rappresenta un viaggio sonoro ambizioso che fonde la tradizione del rock progressivo anni Settanta con linguaggi espressivi contemporanei, creando un ponte tra passato e presente che evita la semplice nostalgia per abbracciare una visione personale e moderna del genere

L’album nasce come progetto narrativo oltre che musicale, grazie alla collaborazione con il poeta e scrittore Niccolò Bisceglia, che ha curato i testi insieme alla band, trasformando il disco in un vero e proprio racconto per musica che indaga aspetti e contraddizioni della società contemporanea attraverso metafore e allegorie sonore

Le influenze sono evidenti ma mai scontate: si percepiscono echi dei Genesis più teatrali, delle architetture complesse dei King Crimson, del lirismo dei primi Jethro Tull, ma anche contaminazioni più moderne che strizzano l’occhio al progressive metal dei Porcupine Tree e alle atmosfere cinematiche dei Radiohead più sperimentali, creando una sintesi che risulta personale e riconoscibile

Sul piano produttivo, Larsen Premoli ha costruito un suono stratificato e ricco, dove ogni elemento trova il proprio spazio senza sovrapposizioni caotiche: il produttore interviene anche come musicista aggiuntivo, arricchendo le composizioni con pianoforte, Rhodes, organo Hammond, percussioni e cori che amplificano la dimensione orchestrale del progetto.

La presenza di una sezione d’archi composta da Giacomo Mirra ed Elena Emelianova ai violini, Livia Iadanza alla viola e Francesca Taviani al violoncello conferisce al disco una profondità timbrica che raramente si incontra nelle produzioni italiane indipendenti, mentre gli interventi sintetici di Dario Roncolato aggiungono texture moderniste che bilanciano l’impianto acustico.

Particolare interesse suscita la figura del narratore Tim Stephenson, la cui voce recitante introduce e collega i vari movimenti tematici del disco, rafforzando la dimensione concettuale del lavoro e guidando l’ascoltatore attraverso le diverse sezioni dell’opera come in una sorta di radiodramma progressive.

La proposta vocale di Chiapperini si rivela versatile, capace di passare dalle tonalità più morbide e melodiche a momenti di maggiore intensità emotiva, supportato dai cori di Niccolò Bisceglia e Francesco Milione che amplificano i momenti corali più enfatici, seguendo la tradizione del progressive rock britannico senza scadere nell’imitazione.

Dal punto di vista compositivo, i brani mostrano una notevole cura per le dinamiche: i Kiwi Cave sanno costruire tensione attraverso crescendo graduali, alternare sezioni acustiche intime a esplosioni elettriche, giocare con i cambi di tempo senza mai risultare esibizionisti o fini a se stessi.

Le chitarre di Gagliardini spaziano da arpeggi delicati a riff più incisivi, dimostrando una padronanza tecnica al servizio della canzone piuttosto che della virtuosità fine a se stessa, mentre la sezione ritmica composta da Chiapperini e Arena fornisce una base solida ma flessibile, capace di seguire le evoluzioni armoniche più complesse mantenendo sempre groove e incisività.

I singoli anticipatori Ocean Lady e Bluesyd, già pubblicati nel 2023 e 2024, funzionano perfettamente come porte d’accesso al mondo di Fabulario: il primo presenta atmosfere più oniriche e dilatate, mentre il secondo mostra il lato più ritmico e diretto della band, offrendo uno spaccato rappresentativo della varietà stilistica del disco completo.

L’album si pone come una rarità nel panorama del rock italiano contemporaneo, dove i gruppi giovani tendono spesso verso sonorità più immediate e commerciali: i Kiwi Cave dimostrano invece che esiste ancora spazio per un rock ambizioso, colto, ma accessibile, capace di parlare alle nuove generazioni senza rinnegare radici profonde.

Fabulario conferma che il progressive rock non è un genere musicale ma un linguaggio ancora vitale quando viene reinterpretato con onestà e personalità, evitando sia la pedissequa replica dei maestri del passato sia la sterile ricerca di modernità a tutti i costi

Un debutto maturo e consapevole che posiziona i Kiwi Cave tra le realtà più interessanti del rock alternativo italiano, capace di dialogare con un pubblico attento e disposto a investire tempo nell’ascolto di opere articolate che richiedono più di una fruizione superficiale per rivelare tutte le loro sfumature

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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