James Holden: Dj Kicks

La !K7 Records quest’anno è scatenata, infatti esce la terza compilation Dj Kicks in soli sei mesi e questa volta tocca a James Holden allietarci con la sua selezione musicale molto eclettica, da vero inglese quale è

James Holden

Dj Kicks

(Cd, !K7 Records)

techno, ambient, jazz, post-rock

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james-holden-recensione-dj-kicksQuesta puntata di Dj Kicks è affidata al personale gusto e all’abilità di remix dell’inglese James Holden, che si è impegnato a creare un mix-tape originale che contiene tutto il proprio background personale.

Inizia la carriera nel 1999 e nasce come progressive-house producer, anche se la musica è stata sempre la sua passione, visto che fin da piccolo ha sempre suonato strumenti come il piano e la chitarra.

Considerato un genio e fuori dagli schemi, lavora a remix di artisti di fama internazionale come Madonna, Britney Spears, Depeche Mode, New Order e molti altri. Successivamente la sua carriera è maturata e, come lui stesso sostiene, ha abbandonato il filone progressive-house per addentrarsi in nuovi progetti. Fino a giungere a questa puntata di Dj Kicks, dove i confini si abbattono, e tutto il lavoro si fonde fino ad essere un tutt’uno.

Dentro le venti tracce della compilation troviamo di tutto: dall’ambient di matrice krautrock, a suoni jazz, techno, minimal e perfino rock psichedelico.

James introduce due brani inediti: il suo remix di The Sun Smells Too Loud di Mogwai e Triangle Folds.

Inoltre ci sono molte collaborazioni con svariati artisti, per esempio Four Tet e il batterista jazz Steve Reid, Karibou, Walls e molti altri.

Da citare la funky-house di Disco, nel remix di Music Cargo, l’ambient da “corrieri cosmici” di Soft Attacks la splendida progressive-ambient nella traccia Rauch nel mix di Luke Abbott.

Tirando le somme, c’è una divisione sul giudizio della sua carriera e produzione musicale in due scuole di pensiero.

La prima lo eleva al rango di genio, addirittura tributandogli una delle più grandi rivoluzioni nell’elettronica negli ultimi anni, come pioniere di una scena neo-house londinese.

Altri – tra cui il sottoscritto – non gli perdonano l’abbandono quasi totale e, forse di comodo, delle proprie radici musicali propriamente trance e progressive, verso un guazzabuglio elettronico non meglio definito e privo di veri confini e orizzonti.

La questione è aperta, e, probabilmente, non si risolverà a breve. Nel frattempo questa uscita metà tra l’ascolto e il dancefloor potrebbe essere un disco di stallo, e chissà che direzione prenderà il suono nel futuro.

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Damiano Colaci
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